L'Arci Zona Cuoio vuole mettere insieme privati cittadini, aziende e circoli SAN MINIATO. L'Arci in campo per il fotovoltaico. In piena polemica nazionale e provinciale circa le prospettive e le funzioni dell'energia solare, schiacciata fra reticenze legate alla gestione del paesaggio e la necessità di mantenere fondi ed incentivi, l'Arci Zona Cuoio annuncia la sua proposta per il comprensorio. Una scommessa sulle energie alternative in pieno stile Arci, attraverso la costituzione di una società ad azionariato popolare. «Il dibattito di questi giorni sugli impianti fotovoltaici - spiega Sergio Coppola, presidente dell'Arci Zona Cuoio - mi ricorda un episodio simile accaduto qualche anno fa in Florida, dove gli abitanti erano contrari all'installazione di enormi pale eoliche nell'Oceano atlantico con la motivazione che deturpavano il paesaggio. Gli americani definiscono questo comportamento con la frase "non nel mio giardino". Della serie: fate tutto, ma che non sia in casa mia. Comportamento che in parte, fatta eccezione per i dubbi espressi dalla Cia, da Slow Food e della Regione Toscana, ritrovo anche in alcuni degli interventi nel dibattito sugli impianti fotovoltaici. E' legittimo immaginare la realizzazione di piccoli impianti di supporto all'economia delle aziende agricole, alla stessa stregua degli impianti domestici, quale forma di autosufficienza energetica, però dall'altra parte non è concepibile che si installino grandi impianti che rendano inutilizzabili terreni agricoli». Di qui l'idea di dar vita ad un soggetto nato per integrare tanti piccoli contributi. Privati cittadini, circoli e soprattutto aziende. Una società a carattere comprensoriale di cui l'Arci sarà soggetto promotore. «Abbiamo coinvolto - continua il presidente dell'Arci - un laboratorio di analisi e progettazione nel settore delle energie rinnovabili chiedendogli di presentarci un progetto per produrre energia e che rispondesse a due criteri: diminuire i costi e preservare il paesaggio. La riposta è stata semplice e immediata: utilizzare i tetti nelle vaste aree industriali che affollano le nostre pianure. Tutto questo dando vita ad una "Esco" (Energy Services Company), nella pratica un soggetto che produce e vende energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, come il sole, e a bassissimo impatto ambientale e paesaggistico. Una company che si basi su un azionariato diffuso e popolare e veda la presenza di vari soggetti: cittadini e soggetti collettivi (imprese, enti pubblici, terzo settore) interessati ad acquistare energia a basso costo, piccole medie imprese disponibili a far utilizzare le loro strutture o istituti di credito sensibili a finanziare un progetto di questa natura». «Ci attiveremo - conclude Coppola - per realizzare questa proposta anche attraverso un incontro sul tema dell'energia pulita. Naturalmente, sono benvenuti contributi, idee e partecipazione attiva da parte di tutti».