MILANO C'erano una volta Milano, Venezia, Firenze e Roma. Capitali deputate di grandi mostre, eventi, spettacoli. Oggi il panorama è molto cambiato. Il catalogo culturale esce dai recinti canonici e quella che era la provincia si prende la rivincita. Le città d'arte «minori» si risvegliano, lanciano offerte dal richiamo irresistibile. La Lombardia riscopre le sue tradizioni, l'alta cultura del passato e tira fuori dai cassetti l'argenteria di famiglia. Ne afferra il businness, il ritorno politico, la valorizzazione gastronomica e alberghiera. È il «nuovo rinascimento» della piccola città che vede sindaci, assessori alla cultura, politici locali, associazioni culturali, università, accademie e campanili, contendersi, come all'epoca di Machiavelli, il titolo di principe. Ed è ormai un fiorire di iniziative ambiziose, che richiamano folle impensabili. Due nuove mostre: domani a Bergamo (Moroni) e Pavia (20 novembre, Paesaggisti), in corso a Mantova (Ceneri Violette) con l'egida di Sgarbi, e una Brescia in fibrillazione con Monet ed altri eventi collegati. In passato aveva aperto la strada Mantova. Timidamente negli anni del primo boom economico, con la mitica mostra del Mantegna, quando Milano andava orgogliosa di quella su Modiglia-ni. Aveva poi proseguito nel filone con Giulio Romano e la strepitosa Celeste Galeria, aprendosi a livello internazionale, già nel 1997 per la felice intuizione del Festivaletteratura. Il testimone è quindi passato ad altre città lombarde, cariche di storia e istanze culturali per troppo tempo sottovalutate. Così Brescia si scrolla di dosso 11 luogo comune di capitale del tondino con un serie di iniziative folgoranti. Il Mella cede il posto alla Senna e al museo di Santa Giulia sbarca Monet, arrivano ì capolavori del Louvre. Si fanno anche arditi accostamenti mettendo insieme Raffaello con il lombardo Pitocchetto. Si espongono Goya, Tiepolo, Piranesi. Vengono riscoperti itinerari archeologici che fanno da quinte suggestive a spettacoli teatrali. Per non annoiare nessuno si va incontro al gusto comune, presentando il museo delle Mille Miglia e i mitici bolidi che hanno fatto epoca. Il piatto culturale lombardo si fa ricco. Bergamo, giocando in casa, risponde con la mostra di Giovanni Battista Morone. Pavia non è da meno. Fervono gli ultimi preparativi nel castello visconteo per la rassegna dedicata al paesaggio e all'anima dei grandi pittori dell'Ottocento. In esposizione cento opere a tema, di grande suggestione e di grandi firme: da Pellizza da Volpedo, a Segantini, a Fattori. Cremona non sta a guardare, rispolvera la liuteria e fa scendere in campo Monteverdi con Mondomusica per un autunno musicale di altissimo livello. La provincia cerca la rivalsa, il grande pubblico e lo seduce con appuntamenti di valore e per ogni gusto, confortata dal numero straordinario di presenze. Il complesso di inferiorità con le metropoli è ormai rimosso.
Le capitali della cultura rinascono in provincia
La Lombardia sta vivendo un rinascimento culturale, con le città d'arte minori che si risvegliano e lanciano offerte per attirare il grande pubblico. Le città come Bergamo, Pavia, Mantova e Brescia stanno organizzando mostre, eventi e iniziative culturali di grande valore, che richiamano folle impensabili. La provincia sta cercando di rivalsare con le metropoli, offrendo una gamma di appuntamenti culturali per ogni gusto. Il complesso di inferiorità con le città grandi è ormai rimosso, e la Lombardia sta dimostrando di essere una regione ricca di storia e istanze culturali.
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