La struttura del 1921 vicino Porta Nolana annerita dal fumo e sfregiata dal degrado: lì c'è ancora chi lavora NAPOLI - Intorno al «palazzo dei telefoni», il grande edificio costruito quasi un secolo fa all'incrocio tra piazza Nolana e corso Garibaldi, alcuni ambulanti stanno sperimentando l'utilizzo di nuovi spazi per il deposito dei rifiuti: i davanzali delle finestre. In questo caso, per fortuna, si tratta di finestroni con cancellata, ma il metodo potrebbe presto fare scuola e diffondersi. Anche perché le quattro pareti di questo storico fabbricato da anni si sono trasformate in una sorta di «laboratorio» del degrado urbano e civile che le circonda. Gli oltraggi subiti dal palazzo sintetizzano, in poche immagini, l'ordinario scempio di un quartiere che dovrebbe invece essere vetrina della città. Piccoli esempi di emergenza rifiuti, d'incuria, d'illegalità: basta fare quattro passi intorno all'isolato per passarli in rassegna tutti. Cominciando dalla facciata e dal portone d'ingresso, sovrastato dai bassorilievi del dio Mercurio. Buona parte del muro e gli stemmi sono anneriti dal fumo prodotto da occasionali roghi d'immondizia o dai falò accesi di notte dai clochard. Neri, bruniti anche dallo smog e dal sudiciume, come i marmi lungo il perimetro dell'edificio ricoperti interamente di graffiti, in parte crollati, corrosi dagli agenti atmosferici e da decenni di abbandono. In effetti la prima impressione, vedendo quel portone e le finestre sempre chiusi, è che l'edificio sia proprio abbandonato. E invece alcuni impiegati Telecom ci lavorano: arrivano la mattina presto e si barricano al suo interno. Forse per non incontrare la quotidiana schiera di venditori abusivi che lì si danno appuntamento. Cacciati via dai vigili qualche tempo fa dal marciapiede sul lato di corso Garibaldi, questi si sono semplicemente spostati sull'altro versante dell'edificio. E sui parapetti, a un paio di metri d'altezza, come si è detto ci finiscono gli scarti del loro campionario, soprattutto vecchi pantaloni e scarpe troppo malridotti anche per un mercatino improvvisato. Eretto nel 1921 su progetto dell'architetto Camillo Guerra, il palazzo è comunque inserito dal Touring Club Italiano nella lista degli edifici più rappresentativi dell'architettura contemporanea a Napoli. Secondo lo storico dell'arte Diego Esposito «si tratta di un notevole esempio di pre-razionalismo, che anticipa la monumentalità del razionalismo», la corrente architettonica ispirata al Futurismo che si sviluppò in città tra gli anni venti e trenta. Nell'edificio coesistono elementi classici con linee moderne, quasi un inno al progresso che incarnava le speranze del primo dopoguerra, quando la zona di piazza Garibaldi era oggetto di grandi trasformazioni urbane. Fino agli anni settanta il palazzo dei telefoni vicino porta Nolana era un luogo vivo e dinamico, aperto e operativo. Poi nei decenni successivi ha seguito il destino della zona, sprofondando in un lento e inesorabile degrado. Marco Molino