Piermichele Miano Presidente Società Gallaratese Studi Patri La cultura ha bisogno di una cabina di regia. E di sussidiarietà Ho letto il contributo di Angelo Crespi pubblicato domenica scorsa in prima pagina che ha ben argomentato, riferendosi alla ricca attività del primo anno del MAGA, sulla assoluta necessità di investire nel bello, sul senso di un museo come "giacimento di identità di un territorio che ha deciso di costruire un futuro sul proprio passato". Sono assolutamente d'accordo. E sono d'accordo anche per fatto che la nostra città. smessa da tempo la sua identità e la sua ricchezza industriale, fatica non poco, in questo lungo periodo di congiuntura ma soprattutto di mutazione di equilibri economici, a ritagliarsi una nuova identità cittadina: solo le "eccellenze", così dicono gli esperti, nelle diverse coniugazioni produttive, commerciali, terziarie, ricettive ed altro, tenuto conto della naturale posizione geografica e della consolidata nodalità infrastrutturale di Gallarate, possono sostituire il vecchio, diffuso e ricco tessuto produttivo. La cultura, l'arte, il bello, oltre a dare "senso alla vita", come l'amico Crespi ci rammenta, possono, allora. anche essere importanti fattori di sviluppo, di riconversione, di modificazione di assetti urbani e civili. Gli esempi sono numerosi. Bilbao è forse quello più noto. Desidero però entrare un po' più in argomento. Tre questione mi preme sottolineare: primo. Gallarate non è città d'arte, non è Firenze, solo per fare un esempio, città che prima dei suoi importanti musei e delle sue mostre vende se stessa: è la città nel suo insieme che promuove le singole eccellenze, tra queste i musei; secondo, Gallarate in questi dieci anni ha investito molto nella cultura, ha realizzato due teatri, il Gassman ed il Popolo che insieme al Delle Arti costituiscono un trittico assolutamente non trascurabile per una cittadina come la nostra, ed ha realizzato una bella ed importante galleria d'arte moderna, il Maga appunto, la cui architettura a semicerchio murario ha contribuito a realizzare, che oggi si pone come contenitore di proposte artistiche di prim'ordine: occorre utilizzare meglio, con obiettivi un po' più integrati, questo importante investimento; terzo, la cultura, particolarmente quella museale, anche intesa come veicolo di emancipazione sociale e di trasformazione economica, non puoò essere intesa come parte essenziale del welfare, cioè come settore da finanziare con fondi pubblici, a prescindere. Se così stanno le cose, e mi pare che sommariamente stiano proprio così, particolarmente nel nostro spazio-tempo, il problema delle istituzioni culturali cittadine, tra queste principalmente il Maga, non può essere contenuto nella più che condivisibile invocazione che è necessario investire nel bello: non basta, occorre dare un po' più di sostanza a quella pur importante indicazione metodologica. Qualche non richiesto suggerimento. Occorre urgente un tavolo di lavoro. coordinato dalla Amministrazione, intorno al quale fare sedere le istituzioni che ricevono rilevanti contributi pubblici nella intesa di coordinare la distribuzione "sostegno pubblico" ad una progettualità privata, secondo il noto e basilare principio della sussidiarietà. E' forse opportuno pensare alla riunificazione delle due fondazioni nella intesa di realizzare una sicura sinergia operativa, anche se le attuali attività appaiono tanto distanti, ma soprattutto di contenimento dei costi fissi. Se è vero che la cultura può essere un concreto fattore di sviluppo e di riconversione urbana per Gallarate è allora indispensabile una cabina di regia che "riprogetti" quella qualità urbana e di insieme che Gallarate non ha per "grazia ricevuta"; come unico ed imperituro veicolo di promozione e valorizzazione delle singole ed importanti istituzioni culturali. Il Maga ma anche i teatri cittadini si propongono come eccellenze individuali; producono importanti iniziative, la attuale mostra delle sculture di Giacometti ne è un esempio, con uno sforzo organizzativo ed economico anche pubblico molto importanti, frequentate da molti non-gallaratesi che però alla città non lasciano nulla; fanno un salto al Maga o al Teatro Gassman e se ne tornato alla spicciolata a Milano: sono usciti qualche ora nel contado e se ne tornato lesti in urbe. Il "rendimento" dell'energia immessa è ancora troppo basso: è un investimento, mi si passi il termini, un po' vanitoso per la nostra città. E' necessario allora che la "cabina di regia" dimensioni i singoli programmi in un quadro capace di coniugare le singole eccellenze artistiche con la intrinseca capacità di dialogare con il territorio nella intesa, appunto e finalmente, di innescare quel processo virtuoso di parziale e forse accessoria riconversione urbana. Per ottenere ciò è necessario che "l'intera città" investa nel bello, non solo il Maga con Giacometti: nell'accoglienza, nelle produzioni di qualità, nei buoni servizi ; è questa forse la vera rivoluzione artistica, di un bello diffuso capace di dialogare e non solo di subire l'episodico bello museale, così come tutte le nostre città d'arte fanno naturalmente da secoli e come altre città come la nostra hanno fatto artificialmente. La cabina di regia diventa allora indispensabile. Le nostre eccellenze culturali sono da intendere come fini ma anche come mezzi, come si fa in tutto il mondo.