Dopo infinite polemiche il ministro lascia. Entro mercoledì arriva Galan. Ma Sgarbi vorrebbe Letta Entro mercoledì Giancarlo Galan sarà il nuovo ministro per i Beni e le attività culturali, lasciando le Politiche agricole a Saverio Romano. E stavolta non ci saranno proroghe, come invece è già accaduto in passato. Uscirà così di scena Sandro Bondi, vittorioso per aver incassato la fiducia parlamentare ma, come racconta chi gli ha parlato, «schifato» da come una parte della politica lo ha trattato (in particolare, sul banco degli accusati c'è Pier Ferdinando Casini e la sua Udc, che appena è entrata nel terzo polo ha cambiato la sua politica nei confronti del ministro). Intanto, continuano le sforbiciate alla cultura: ieri il sottosegretario Francesco Maria Giro, nello stenditoio del San Michele, a Roma, presentando i fondi a disposizione della Biennale arti visive di Venezia ha sottolineato che l'istituzione culturale riceve dei fondi direttamente dal Fus, «che però è stato tagliato, e quindi quest'anno la sezione cinema avrà 4 milioni di euro, contro i 7,1 dell'anno scorso, perché l'intero Fus per il cinema è passato da 77 milioni a 47». E in sala c'era il gotha del ministero, come il presidente della fondazione Maxxi Pio Baldi e il numero uno della Galleria nazionale d'arte moderna Maria Vittoria Marini Clarelli. Tanto che Giro ha colto l'occasione per lanciare una richiesta accorata: «Rivolgo un appello non al ministro Giulio Tremonti ma direttamente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, perché intervenga per preservare il nostro patrimonio culturale. Questi tagli dolorosi li ha fatti il mio governo, ma non posso non dire che a mio parere si sta esagerando». E per la Biennale d'arte di quest'anno, che si terrà a Venezia dal 4 giugno al 27 novembre, c'è ancora qualche speranza di ottenere qualche fondo in più. Il sottosegretario ha affermato che il governo dovrebbe ora pensare ad un decreto per recuperare le risorse ritenute indispensabili, e che il Mibac ha partecipato al finanziamento dei conti pubblici ma la riduzione di spesa a questo punto «è troppo drastica», rendendo noto che il congelamento dei 50 milioni per i beni culturali, che riguardano archeologia, archivi, biblioteche, musei, corrisponde ad un dimezzamento dei soldi previsti per questo settore specifico «e questo rende la situazione ancora più drammatica». E ha concluso ricordando che il budget complessivo del ministero è sceso in qualche anno da 2 a 1,3 miliardi di euro. Giro, comunque, in attesa dell'arrivo del prossimo ministro promuove incontri ad alto livello: lunedì riceverà il vice governatore della provincia cinese dello Hunan, Guo Kailang, nella sede del dicastero. L'occasione sarà quella di potenziare una collaborazione culturale tra l'Italia e l'Hunan. E nella mattinata presenterà, insieme all'ex presidente del consiglio Giuliano. Amato, il riconoscimento ufficiale di interesse nazionale per le bande, le corali e i gruppi folklorici in occasione della ricorrenza del centocinquantenario dell'unità d'Italia, promosso dal Tavolo nazionale per la musica popolare. Intanto Vittorio Sgarbi ha ricordato chi è il suo candidato preferito, a proposito del dicastero: «Un paio d'anni fa proposi a Berlusconi di affidare il ministero della cultura a Gianni Letta», dice oggi il critico d'arte. E a chi vorrebbe proprio l'ex sottosegretario al posto di Bondi, risponde: «Ministro della cultura? Sarei l'unico in grado di aver la meglio su Tremonti, ma non posso. Ho preso l'impegno con la Rai, anche se rischio di lavorare gratis. Il ministro lo farei volentieri nella prossima legislatura, anche con il Terzo Polo eventualmente ma non con Fini». E Sgarbi riflette sull'arrivo di Galan a via del Collegio Romano, cercando di intuire cosa ha in mente Berlusconi: "Dovrà nominare un politico di professione, visto che in tanti attendono un posto, con il rischio effettivo che il nuovo ministro di cultura ci capisca poco. Ecco perché l'ipotesi Sgarbi non sta in piedi, anche nel caso fossi stato disponibile».