C'è il «rischio concreto della sospensione dell'attività di prestigiose istituzioni che tanto contribuiscono all'affermazione della cultura italiana nel mondo e dell'opera di manutenzioni e restauro di musei, chiese, monasteri, monumenti e siti archeologici». Questa volta non è l'opposizione a pronunciare parole così preoccupate per la nostra cultura, ma il pesante giudizio arriva direttamente dal ministero dei Beni culturali. Giudizio affidato a un comunicato "anonimo" - nel senso che continua a non comparire il nome del ministro in carica, Sandro Bondi, ormai di fatto auto-dimissionato - con il quale via del Collegio Romano ieri ha spiegato come il congelamento di parte di risorse allocate nei capitoli di spesa ministeriali per far fronte a eventuali minori introiti derivanti dalla gara per la banda larga rendano, di fatto, indisponibili quelle risorse. Sull'entità delle somme - che dovrebbe essere di circa 70 milioni - "messe in frigo" fino a fine settembre prossimo non si ha un quadro di dettaglio. I tecnici del ministero lo stanno ricostruendo, spulciando nelle pieghe dei bilanci. Di certo c'è che 27 milioni appartengono al Fus, il fondo unico per lo spettacolo, già ampiamente provato dai tagli (si veda anche Il Sole 24 Ore di giovedì). È altrettanto certo che, come scrive il ministero, «l'accantonamento provvisorio disposto sulla base della legge di stabilità 2011 rende di fatto indisponibili tali risorse sino all'esito definitivo della procedura di cessione delle frequenze radioelettriche». In questo modo, si impedisce «alle tante importanti realtà culturali nazionali sostenute dal fondo unico per lo spettacolo, già profondamente intaccato per il 2011 (lo stanziamento si è fermato a 260 milioni circa, con una diminuzione di oltre il 50 in undici anni, ndr) di provvedere a un'efficace e serena programmazione delle proprie attività». A soffrirne sono le dotazioni di tutto il ministero, che nel 2o11 ha avuto un budget ancora più risicato degli anni scorsi. I Beni culturali hanno, infatti, a disposizione 14 miliardi di euro per far funzionare tutta il sistema: dai musei, ai siti archeologici, agli archivi, alle biblioteche, alle attività dello spettacolo. Ne consegue, affermano al ministero, «un inevitabile detrimento della funzione di tutela del patrimonio culturale». Intanto, anche ieri sono seguite le prese di posizione sui tagli da parte del mondo politico e della cultura. «Senza una certa somma, la mostra del cinema non la posso fare. Dovrei rinunciare ad alcuni pezzi», ha affermato Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia. Che ha aggiunto: "Alla nostra buona volontà di trovare un partner importante (quest'anno Swatch) spero segua la buona volontà del governo che non vorrà certo dare un colpo alle caviglie a una macchina di queste dimensioni e di questa portata»
Denuncia del ministero. Niente soldi La cultura chiude
Il ministero dei Beni culturali ha deciso di congelare parte delle risorse allocate per la banda larga, che dovrebbero essere di circa 70 milioni di euro. Questo significa che queste risorse non saranno disponibili per le istituzioni culturali fino a fine settembre. Il congelamento è stato deciso per evitare minori introiti derivanti dalla gara per la banda larga. Le istituzioni culturali, come i musei, le chiese e i siti archeologici, potrebbero soffrire a causa di questo taglio. Il ministero ha spiegato che l'accantonamento provvisorio rende di fatto indisponibili le risorse sino all'esito definitivo della procedura di cessione delle frequenze radioelettriche.
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