«Rischia di chiudere ciò che meglio ci qualifica al mondo» BarricateAnche gli uomini delle istituzioni dicono no a tagli e congelamenti ROMA «L'ennesimo taglio al Fus, ridotto ormai a dimensioni irrisorie, è uno sfregio ulteriore alla Cultura e allo Spettacolo, un disastro incombente sulla testa delle centinaia di migliaia di addetti che operano in questo comparto ormai devastato dalle scelte governative». Questa la posizione congiunta di Anica e Agis dopo la disastrosa notizia dei due "congelamenti" piombata nel settore nel giro di poche ore: 27 milioni "congelati" al Fus (Fondo Unico dello Spettacolo) e altri 50 "congelati" al Mibac (Ministero dei Beni e delle Attività culturali).«Con riferimento particolare al comparto cinematografico, sono intervenuti nelle ultime ore, ad aggravare la situazione, tre decreti con efficacia retroattiva che sospendono altrettanti rilevanti interventi di sostegno al settore. In un contesto di ricerca affannosa di risorse fra le varie amministrazioni, il Mibac è una vittima designata e rassegnata. Ania e Agis ritengono che una causa, certamente la principale, di questo trattamento inaccettabile, sia la posizione del ministro Bondi. Da mesi dichiaratamente non si occupa più del Ministero: la postazione politica non è dunque più presidiata. Tutto il mondo dello spettacolo ha chiesto al Ministro in questi ultimi mesi, vanamente, un impegno forte nello svolgimento del suo ruolo istituzionale, come fanno tutti i suoi colleghi, perché difendesse gli interessi che è chiamato ad amministrare, ricevendone quale risposta il disastroso quadro che è sotto gli occhi di tutti». Infine: «E' ora che il Ministro lasci immediatamente il posto ad altri, più motivati a svolgere l'incarico». In assenza del Ministro ha parlato, intervenendo alla presentazione della 54ma Biennale di Venezia, il sottosegretario Francesco Giro, sferra un vero e proprio attacco ai "tagli": «La cultura è una risorsa fondamentale sulla quale il governo di cui faccio parte ha stabilito di fare dei tagli. Tagli sui quali temo si stia esagerando. Per questo mi appello non a Tremonti ma a Berlusconi, affinchè preservi questo patrimonio che gli sta a cuore». A Berlusconi si appella anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «Chiedo l'intervento del presidente del Consiglio contro tagli insostenibili". E Gabriella Carlucci (Pdl): «Mi appello a Tremonti affinchè «ci ripensi». Per tornare alla Biennale, afferma il presidente dell'istituto veneziano, Paolo Baratta: «Io senza una certa somma, la Mostra del cinema non la posso fare, non ho scelte, dovrei ammainare alcuni pezzi». Ma gli allarmi e le proteste sono estesi a macchia d'olio. All'Opera di Roma, dove stasera debutta (sarà ripreso in mondovisione)1'attesissimo Nabucco dei 150 anni dell'Unità nazionale, il sovrintendente, Catello De Martino, si associa al sindaco della Capitale nel denunciare «la non sostenibilità della situazione». Si lascerà sensibilizzare, il premier, dalla rabbia, dall'amarezza, dalla sollevazione degli uomini della Cultura? Bondi non interviene nemmeno per incalzare il Presidente, si limita a sperare in un successore che sappia «rimediare e invertire la situazione». Lo stesso Mibac dichiara: «L'accantonamento provvisorio disposto sulla base della legge di stabilità 2011 rende di fatto indisponibili importanti risorse. Ciò impedisce alle tante realtà culturali nazionali sostenute dal Fondo Unico per lo Spettacolo, già profondamente intaccato per il 2011, di provvedere a un'efficace e serena programmazione delle proprie attività». Ancora: «L'accantonamento delle risorse contrae le esigue dotazioni del Ministero, quest'anno ridotte a 1.429.238.650 di euro, con inevitabile detrimento della funzione di tutela del patrimonio culturale». Tremendo l'epilogo: «C'è il rischio concreto della sospensione dell'attività di prestigiose istituzioni che tanto contribuiscono all'affermazione della cultura italiana nel mondo e dell'opera di manutenzione e restauro di musei, chiese, monasteri, monumenti e siti archeologici". Oggi, mobilitazione romana di protesta. Il 25, 26 e 27 l'Italia intera della Cultura dirà no alla propria estinzione. E i sindacati di categoria annunciano lo sciopero generale.