L'emendamento Conte è ancora lì, presso la Camera. E, nonostante l'allarme lanciato su questo giornale da Salvatore Settis, nonostante la scomunica del ministro Giuliano Urbani, del sottosegretario all'Economia Vegas, è ancora una minaccia. L'onorevole Gianfranco Conte, Forza Italia, non l'ha ritirato e la Camera può ancora votarlo (persino oggi, secondo qualcuno), integrando così il nuovo Codice dei Beni culturali e agevolando tutti quelli che posseggono reperti archeologici e che, pagando un piccolo obolo, ne resteranno in possesso per sempre. E potranno pure venderselo. La denuncia di Settis aveva provocato le proteste di tutte le associazioni di tutela e allertato le soprintendenze. Un "archeo-condono", l'avevano battezzato. Un articolo è uscito anche sul Times. Conte aveva difeso il suo emendamento e lo stesso aveva fatto la sua collega Gabriella Carlucci, firmataria di una proposta di legge presentata nel luglio scorso e contenente identiche norme. Ma la reazione del ministro Urbani, che sconfessava l'iniziativa faceva pensare che l'emendamento venisse ritirato. Però questo non è avvenuto. L'emendamento di Conte consente a chiunque detenga un oggetto proveniente da uno scavo di dichiarare la sua buona fede, di pagare un 5 per cento del valore e di diventarne padrone. Prevede l'obbligo di comunicarlo alla Soprintendenza, che ha sei mesi di tempo per fissare il prezzo. Ma anche qui vale il micidiale principio del silenzio-assenso, già presente nel Codice: se la Soprintendenza non si pronuncia è come se dicesse sì. La sanatoria non prevede scadenze, aggiunge Settìs, quindi è una specie di "licenza d'uccidere" che vale anche per il futuro. Ieri è intervenuta anche Italia Nostra con un comunicato. È sintomatico, si legge, «il procedere del governo con condoni ad ogni piè sospinto, un comportamento che legittima ogni sorta di crimini contro il patrimonio culturale e naturale del nostro paese». Per vedere l'articolo del Times citato da Francesco Erbani cliccare qui
LA MINACCIA DELL'ARCHEOCONDONO
L'emendamento Conte, introdotto nella Camera, potrebbe favorire la vendita di reperti archeologici. L'emendamento, sostenuto da Gianfranco Conte, Forza Italia, consente a chiunque detenga un oggetto proveniente da uno scavo di dichiarare la sua buona fede, pagare un 5 per cento del valore e diventare il proprietario. La Soprintendenza ha sei mesi per fissare il prezzo. L'emendamento prevede la sanatoria, ma non scadenze, il che potrebbe portare a una "licenza d'uccidere" per il futuro. Le associazioni di tutela e le soprintendenze hanno denunciato l'iniziativa. Il ministro Urbani ha sconfessato l'emendamento, ma non è stato ritirato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo