L'Italia vuole davvero chiudere teatri ed enti lirici, rinunciare a musei e beni archeologici, dare un colpo mortale al comparto dello spettacolo, dire addio al suo antico orgoglio chiamato cinema? È quanto paventano in molti, e non solo dall'opposizione, ora che, dopo il congelamento di 27 milioni di euro del Fus, il Fondo unico dello spettacolo, arriva la notizia del taglio di altri 50 milioni di euro dai fondi ordinari del ministero dei Beni culturali, per effetto della legge di stabilità. Il Fus sarebbe così ridotto a soli 181 milioni, la chiusura di Cinecittà e dell'Archivio Luce sarebbe solo una delle conseguenze più probabili. «Tagli di una gravità inaudita che di fatto rendono difficile la ripartizione del Fus e mettono in difficoltà perfino la tutela del nostro patrimonio archeologico e dei musei», dice ilsottosegretario ai Beni culturali, Giro, che landa un appello al suo governo per «reintegrare, dove possibile, le risorse perdute, in quanto il sistema della cultura rischia di arrestarsi». I tagli, si dice al ministero, sono Le proteste Cagli dimissionario a Santa Cecilia Sabato lo spettacolo in piazza «insopportabili», andrebbero assorbiti «magari con provvedimenti ad hoc» nei diversi settori. Il ministro Bondi, di cui l'opposizione - ma anche l'associazione delle categorie dello spettacolo Agis per bocca del presidente Protti - chiede sempre più a voce alta le dimissioni e che da mesi non si fa vedere al ministero, è ormai uscente: «Comprendo la preoccupazione e la delusione del mondo della cultura in seguito alle ultime notizie riguardanti una ulteriore previsione di riduzione degli investimenti», commenta, «a questo punto posso solo confidare che chi mi succederà a breve abbia l'autorevolezza e la forza di porre rimedio e invertire l'attuale situazione». Se a Torino i lavoratori del Regio hanno celebrato per strada un funerale della cultura, e in particolare del melodramma, facendo sfilare una bara avvolta nel tricolore, a Roma il sovrintendente di Santa Cecilia Bruno Cagli ha annunciato che lunedì si presenterà dimissionario al cda. «È scandaloso il modo in cui il provvedimento sui tagli è andato avanti. Un atto che dimostra ignoranza totale», si adir Antonio Pappano, direttore musicale di Santa Cecilia e tra i direttori d'orchestra più famosi al mondo. Il sindaco di Rome Alemanno chiede l'intervento di Berlusconi «per garantire il reintegro dei finanziamenti per il Fus» e invita Cagli «a non rassegnare le dimissioni ma a lottare insieme a noi per ottenere finanziamenti adeguati al rilancio della storica Accademia»». La prospettiva dei continui tagli dei finanziamenti pubblici alla cultura mette in forse anche gli interventi dei privati, che partecipano solo se Io Stato fa la sua parte. «I privati possono intervenire con azioni di supplenza», spiega il presidente di Telecom Italia, Gabriele Galatei di Genova, «ma non quando i contributi pubblici «arrivano allo zero, perchè quella non è più un'operazione pubblico-privato, ma un'operazione solo privata». Dal mondo politico si alza un coro bipartisan al ministro dell'Economia Tremonti, responsabile dei tagli. Dalla maggioranza di centrodestra si fa sentire la responsabile spettacolo e deputata del Pdl, Gabriella Carlucci. Ma l'opposizione ha gioco facile nel denunciare lo sfascio del settore ad opera del governo e ad accusare Tremonti di «star festeggiando i 150 anni d'Unità d'Italia con il primo anno senza cultura». Il senatore Fabio Giambrone dell'Idv parla di «sassata definitiva alla cultura italiana, flagellata dalla barbara lapidazione a cui l'ha sottoposta il centro-destra». ll vicepresidente del Senato, Vannino Chiti del Pd si preoccupa dell'industria cinematografica» e «della conservazione e della valorizzazione dei siti archeologici, molti dei quali si trovano in condizioni di preoccupante degrado». Per il responsabile cultura del Pd, Matteo Orfini, «è evidente che i Beni culturali sono considerati una specie di riserva d'emergenza per Tremonti». Intanto il mondo dello spettacolo si mobilita: scenderà sabato in piazza aderendo al "Costituzione day" per protestare contro i tagli. Cresce anche l'adesione alle tre giornate di mobilitazione a favore della cultura e dello spettacolo e contro i tagliai finanziamenti pubblici, promosse per il 26, 27 e 28 marzo da Agis, Federculture, Anci, Upi e Conferenza delle Regioni.