Dimissioni subito del ministro Bondi. A chiederle stavolta - lo ha già fatto l'intero mondo della cultura - è Paolo Protti, presidente dell'Agis, Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, definendo sconcertante che di fronte al congelamento di altri 27milioni del Fus, il ministro si limiti a parlare di «atto difficile da spiegare e accettare». Per questo chiede un «autentico interlocutore politico del nostro mondo nel quale, a breve, molte aziende chiuderanno e molti lavoratori saranno licenziati». Protti ha annunciato che l'Agis non parteciperà più alle attività consultive del ministero dei Beni e delle Attività culturali finché non ci sarà un nuovo titolare e sosterrà con sempre maggior forza la decisione di promuovere tre giornate di mobilitazione, il 26, 27 e 28 marzo, per denunciare i danni provocati dalle scelte del governo. La protesta, insomma, ormai è generale. L'Anac, la storica Associazione degli Autori, definisce quest'ultimo taglio «parte di una politica suicida che sta portando alla rovina l'intero paese». L'Associazione 100Autori chiede provocatoriamente: «Oltre a Cinecittà si pensa di chiudere la Mostra di Venezia? O il centro Sperimentale di cinematografia?». E ancora il Movem09: «si sospenda il congelamento dei 27 milioni di euro, in considerazione della situazione di reale agonia in cui stanno versando tutte le attività dello spettacolo». Nel mondo della musica il grido d'allarme viene dal presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, Bruno Cagli, che annuncia le sue dimissioni per lunedì prossimo: «Io non posso più tagliare i costi, ormai mi occupo solo della sopravvivenza dell'Accademia. Finora sono riuscito a portare il bilancio in pareggio, ma non posso tagliare oltre». Ma oltre all'ennesima scure dei tagli al Fus a mettere letteralmente sul lastrico i lavoratori dello spettacolo è la questione dei «sussidi di disoccupazione» che sono «scomparsi» a causa di una recente sentenza della Cassazione. Stiamo parlando, infatti, di quell'unica forma di welfare in sostegno degli «intermittenti», quel sussidio di «disoccupazione per requisiti ridotti» che spetta dopo 78 giorni consecutivi lavorati. Ebbene la sentenza della Cassazione è stata interpretata in modo espansivo per cui oltre alle masse artistiche oggi anche i tecnici non usufruiscono più del sussidio. Le produzioni si sono prontamente adeguate, denuncia il sindacato, non versando più i contributi . E triste è stata la sorpresa per i tanti lavoratori che negli ultimi tempi sono andati agli sportelli dell'Inps e si sono sentiti dire che i sussidi per loro non c'erano più.