«Comprendo la preoccupazione e la delusione del mondo della cultura in seguito alle ultime notizie riguardanti una ulteriore previsione di riduzione degli investimenti. A questo punto posso solo confidare che chi mi succederà a breve abbia l'autorevolezza e la forza di porre rimedio e invertire l'attuale situazione». A dirlo in una nota è il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Un intervento che segue l'allarme lanciato 24 prima dal suo dicastero sui tagli che la dote del fondo unico dello spettacolo (Fus) per il 2011 subirà, passando da 258 a 231 milioni. Per la Uil beni culturali il prezzo pagato dalla cultura sarà più pesante perché ai 27 milioni del Fus "congelati" dal ministro dell'Economia per il mancato espletamento dell'asta sulla vendita delle frequenze digitali, ne vanno aggiunti altri 50. Sempre per lo stesso motivo. Che portano a 77 milioni il totale della sforbiciata sulle risorse del ministero. Proseguono le proteste del mondo della cultura. Il presidente dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, Bruno Cagli, ha preannunciato che lunedì presenterà le sue dimissioni al cda: «Io non posso più tagliare i costi». In allarme anche il Teatro Carlo Felice di Genova: torna in discussione il suo piano di salvataggio. «Basta avere il coraggio di dire che si vuole chiudere» è il commento del sovrintendente, Giovanni Pacor. Il clou delle proteste è atteso dopodomani a Roma quando l'associazione "100 autori" contesterà il taglio al Fus. In subbuglio anche la politica. Per il sindaco di Roma Gianni Alemanno «l'ulteriore taglio per i finanziamenti del Fus è realmente insostenibile per tutte le istituzioni culturali della nostra nazione a cominciare da quelle di Roma Capitale, l'Accademia di Santa Cecilia e il Teatro dell'Opera. Per questo chiedo l'intervento del presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, per garantire il reintegro dei finanziamenti per il Fus». Di un intero settore in crisi per i taglia parla anche il sottosegretario ai beni Culturali, Francesco Giro. Per il vicepresidente del Senato e commissario laziale del Pd, Vannino Chiti, «stiamo assistendo al massacro della cultura in Italia e Roma rischia di pagare il prezzo più alto».