L'attacco frontale alla Cultura e allo Spettacolo continua. Non si limita al congelamento di 27 milioni di euro del Fus, ma ne aggiunge un secondo, di 50 milioni, dei fondi del Ministero. Il Fus scenderebbe tragicamente dai 258 milioni stanziati per quest'anno a 231 (457 nel 2009). E sarebbe di fatto paralizzata l'intera attività del Mibac. Costernato e indignato il settore. Cresce a valanga l'adesione alla mobilitazione del 12 marzo a Roma e alle tre giornate promosse il 26, 27 e 28 marzo da Agis, Federculture, Anci, Upi e Conferenza delle Regioni. Rinaldo Alessandrini, direttore d'orchestra: «Sarà una banalità ma sono senza parole per lo sdegno. Più che altro, la cosa che mi preoccupa e perfino mi annoia, è che non si veda la fine del tunnel: stanno facendo carne di porco della nostra vita civile e culturale». Francesco Biscione, attore: «E' l'ora delle barricate. Dobbiamo occupare fisicamente gli spazi nei quali lavoriamo, prendere possesso dei teatri, delle piazze. Dobbiamo incatenarci alle porte del Palazzo. Noi offriamo tutti i giorni alla collettività prodotti di cinema, teatro, musica e televisione che vengono regolarmente "consumati". Non possiamo continuare a subire la mortificazione sistematica della nostra cultura e del nostro ruolo. Chiamiamo anche l'Europa a testimone dello scempio italiano». Mario Brunello, violoncellista. «La cosa che preoccupa di più è che dietro questi comportamenti del governo non si avverte nemmeno un disegno, ma il vuoto e la casualità, mascherati da frasi fatte come "con la cultura non si mangia». Antonio Calenda, regista: «Vogliono mutare l'antropologia del sistema? Lo dicano in altro modo, frontalmente, con chiarezza. Non continuino a tagliare "congelare" è un termine da presa in giro bella e buona risorse vitali per un settore che ha reso fin qui la vita più plausibile a tutti». Alessandro Gassman, attore e regista: «Tagli continui e indiscriminati. Colpiscono alla cieca, trasversalmente, senza fare distinzioni. Il risultato? Soccombono la qualità e i più deboli, che, temo, scompariranno. Ho constatato di persona, ad esempio, nel Veneto, che un'attività di teatro nelle carceri, socialmente utile e davvero ben organizzata, non potrà più esistere. E assieme a tutto il resto, questo è male. malissimo». Massimo Ghini, attore: «Quello che mi sovviene così, a caldo, è una sola parola, che però corrisponde fortemente alla relativa condizione: vergogna. Ci hanno tenuti buoni per un po', ci hanno fatto delle promesse a quanto pare impromettibili. E' un attacco frontale. Vogliono cancellarci, farci fuori. E allora bisogna resistere, opporci, come gli insorti in Libia, né più né meno». Glauco Mauri, attore e regista: «Fino a ieri ero scoraggiato. Ora mi sono ripreso: sono furioso. Basta, chiudiamo tutto, lirica, sinfonica, cinema, teatro. Dovremmo programmare adesso il lavoro del prossimo anno e ci vediamo "congelare", cioè togliere, altri 27 milioni. Siamo già, con il Fus, sotto i livelli vitali, l'ha riconosciuto lo stesso Ministero. Basta davvero. Togliamo la Bellezza a chi preferisce altre cose. Si tengano il Grande Fratello, i pacchi e le altre amenità di questo genere. Il disegno è chiaro: sono le uniche a dover esistere». Silvio Orlando, attore: «L'arroganza del potere la conosco già. Questo governo ha mostrato in tutti i modi con il suo linguaggio la poca considerazione che ha per la cultura, ma quello che mi spaventa di più è la nostra debolezza. Abbiamo fatto un solo sciopero lunedì, a teatri chiusi, il prossimo lo faremo a Ferragosto». Giulio Scarpati, attore: «Siamo alla demolizione sistematica. E' ormai chiarissimo. Non abbiamo più nemmeno un ministro. Quello in carica, che sembrava alla disperazione nel momento in cui lo si voleva sfiduciare, dal giorno in cui è rimasto in carica non s'è più visto al ministero. Dobbiamo farci sentire, chiamo tutti a raccolta. Propongo, per cominciare, di premettere ad ogni evento d'arte e cultura la lettura di una testimonianza legata al nostro grande passato. Un esempio? Il discorso sulla scuola pubblica di Piero Calamandrei. Facciamo capire a tutti chi siamo stati per affermare cosa non vogliamo diventare. Per dimostrare come tutte le storie, in ogni ambito, siano fra loro collegate. Ad un piano organizzato occorre rispondere con un piano organizzato». Paolo Vini, autore e regista: «Il progetto del governo è chiaro. La sua arroganza contro la cultura, che è il nostro petrolio, dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che questi politici non sanno governare il nostro Paese. L'errore è quello di vedere il sostegno del governo come una carità. Anche io credo che ci vogliano azioni di lotta. Bloccare seriamente tutto, e non solo il lunedì».