Una bara, avvolta nel tricolore, portata in corteo per significare «la morte della cultura». Così i lavoratori del Teatro Regio di Torino hanno reagito ieri alla notizia dei nuovi tagli per lo spettacolo. Ancora un colpo di scena, in un dramma ormai tragicomico: dopo i 27 milioni di euro del Fus (Fondo unico per lo spettacolo), il ministero dei Beni Culturali subirà un ulteriore «congelamento» di altri 50 milioni di euro, come annuncia la Uil. Quindi, il Fus cala da 258 a 231 milioni, mentre la stangata totale sulla cultura risulta pari a 77 milioni di euro. L'ennesima doccia fredda, nel giro di pochi giorni. I primi a protestare, sono proprio i politici della maggioranza, a partire dal sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Maria Giro che invita il Governo «a reintegrare, dove possibile, le risorse perdute, in quanto il sistema cultura rischia di arrestarsi». Giro snocciola le cifre: «II settore musica aveva subito tagli passando da 56 a 35 milioni, la lirica da 196 a 122, la danza da 9 a 5, il teatro da 67 a 42, il cinema da 76 a 47. Oggi queste cifre dovranno essere ulteriormente tagliate del 10» Già, ma il ministro dei Beni Culturali? Sandro Bondi fa timidamente capolino con una nota in cui accenna a una sua prossima uscita di scena, schierandosi a fianco del mondo della cultura. «Posso solo confidare che mi succederà a breve abbia l'autorevolezza e la forza di porre rimedio e invertire l'attuale situazione». Parole di resa, le sue, che fanno da più parti invocare le dimissioni: dal vicepresidente del Senato Valutino Chiti (Pd) che parla di «massacro della cultura italiana» a Matteo Orfini, responsabile Cultura del Pd, che invita il ministro dell'Economia Tremonti «ad avere il pudore di farsi affidare l'interim del Mibac», a Paolo Protti, presidente dell'Agis che chiede direttamente a Bondi le dimissioni e la nomina di «un autentico interlocutore politico». «Difendere la Costituzione significa difendere la cultura in tutti i suoi aspetti» aggiunge il vicepresidente della Commissione Cultura al Senato Vincenzo Vita (Pd) che invoca una larga partecipazione del mondo della cultura al «Costituzione Day» di domani a Roma (scenderanno in piazza i 100 Autori). E mentre il sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia Bruno Cagli annuncia le sue dimissioni per protesta, il sindaco della capitale Gianni Alemanno parla di «tagli insostenibili» e chiede personalmente «l'intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi». La responsabile spettacolo del Pdl, Gabriella Carlucci, si spinge oltre e parla di «misura ingiusta» e invita Tremonti a ripensarci. Il mondo dello spettacolo reagisce a muso duro. «La nostra risposta sarà durissima» promette il segretario generale Slc-Cgil Emilio Miceli che prevede migliaia di posti di lavori a rischio. Per Giulio Scarpati, presidente del Sindacato attori italiano, è «chiaro l'intento di infierire su questo settore». «Una politica suicida che sta portando alla rovina dell'intero Paese» profetizza l'Anac, Associazione degli autori cinematografici. Intanto si allarga l'adesione alla mobilitazione per le Giornate Nazionali per la Cultura e lo Spettacolo che Federculture con Agis, Anci, Upi e Conferenza delle Regioni hanno indetto per il 26-27 e 28 marzo. Si aggiungono anche Aiac («siamo alla recessione culturale») e Fita, la Federazione Italiana Teatro Amatori per cui «l'atteggiamento del Governo mortifica soprattutto il mondo degli Amatori del teatro, che operano disinteressatamente e con mezzi propri». La battaglia è solo all'inizio.