Cagli (Santa Cecilia) si dimette per protesta. L'altro ieri il taglio al Fus (Fondo Unico dello spettacolo) di 27 milioni di euro, ieri il «congelamento» di albi 50. In tempo di crisi paga la cultura, ormai è chiaro. Il coordinamento nazionale Uil Beni e Attività Culturali annuncia un ulteriore congelamento da 5o milioni di euro che riguardano l'intero comparto gestito dal ministero dei Beni Culturali. La nuova stangata arriva per effetto della stessa norma sui risultati dell'asta, dagli introiti ancora incerti, per l'assegnazione delle frequenze liberate dal passaggio dalla tv analogica a quella digitale che ha portato al ridimensionamento (almeno fino a gennaio 2012) del Fus. Ennesimo mattone (tolto) a un edificio che sta per cedere. Ecco così che ieri, prima ancora di questo nuovo annuncio, Bruno Cagli, da 17 anni alla guida dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma di cui è presidente-sovrintendente, aveva detto basta: «Al cda di lunedì mi presenterò dimissionario. Non voglio essere responsabile dello sfascio di questa istituzione. Io non posso più tagliare, tutto il tagliabile è stato tagliato». La protesta già accesa da tempo, dilaga. Cresce l'adesione alle Tre Giornate di mobilitazione a favore della cultura e contro i tagli ai finanziamenti pubblici promosse per il 26, 27 e 28 marzo da Agis, Federculture, Anci, Upi e Conferenza delle Regioni. Giulio Scarpati, presidente del Sindacato Attori Italiano, denuncia la «regressione culturale» in atto: «Gli ulteriori gravi tagli al già esiguo stanziamento previsto per lo spettacolo, rendono chiaro l'intento politico di infierire nei confronti di questo settore». Il coordinamento dei 100 autori chiede dove si indirizzeranno ancora le forbici e annuncia la partecipazione domani al Costituzione Day per difendere «anche quell'articolo in cui si dice che "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica"». I lavoratori del Teatro Regio di Torino sfilano in corteo con una bara tricolore, simbolo della morte della cultura. Anche l'Anac (Associazione nazionale autori cinematografici) critica «l'ennesimo colpo assestato al Fus», mentre l'Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo) chiede le dimissioni del ministro Bondi. Il titolare alla Cultura manifesta la sua assente presenza: «A questo punto posso solo confidare che mi succederà a breve abbia l'autorevolezza e la forza di porre rimedio e invertire l'attuale situazione». Proteste dalle associazioni di categoria, ma anche dal mondo politico. Per una volta bipartisan, perché non è solo a sinistra che si levano le grida di allarme, ma anche a destra. Alemanno chiede l'intervento di Berlusconi per garantire il reintegro dei finanziamenti per il Fus. Gabriella Carlucci, responsabile spettacolo Pdl, tira la giacca a Tremonti: «Auspico fortemente un ripensamento del ministro».
Dal cinema alla lirica. Un corteo a Torino. La cultura si ribella ai fondi bloccati In tutto 77 milioni.
Bruno Cagli, presidente-sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma, si è dimesso per protesta contro i tagli al Fus (Fondo Unico dello spettacolo) e al comparto gestito dal ministero dei Beni Culturali. Il coordinamento nazionale Uil Beni e Attività Culturali ha annunciato un ulteriore congelamento di 5 milioni di euro. I tagli al Fus sono stati causati dalla norma sui risultati dell'asta per l'assegnazione delle frequenze liberate dal passaggio dalla tv analogica a quella digitale. La protesta è cresciuta con l'adesione alle Tre Giornate di mobilitazione a favore della cultura e contro i tagli ai finanziamenti pubblici.
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