Crescono alberi, si accampano stranieri senza tetto: «Aiutateci». Immagini surreali del fallimento Parlarne e riparlarne è un conto, andarci un altro. Perché, a quattro anni dall'abbattimento pirotecnico della tintostamperia meno appetita d'Italia, l'immensa area compresa tra piazza San Rocco e via Sant'Abbondio versa in condizioni difficili da raccontare. Il danno maggiore è probabilmente questo, più ancora che quello, presunto, su cui indagherà la magistratura contabile di Milano. È questa immensa distesa di cemento che si macera sotto i piedi, di escrementi umani che ammorbano l'aria, di arbusti che diventano alberi divorando il suolo, di capanni assortiti sotto via Grandi affastellando miseria e sacchi neri. La guardia di finanza ci ha svolto un lungo sopralluogo, misurando lo spazio tra San Rocco e la questura, senza nascondere una certa sorpresa. Il simbolo del fallimento è l'ex Santarella, esemplare bello e imponente di una archeologia industriale che meriterebbe altra attenzione. In questi giorni ci dorme una piccola colonia di stranieri, tutti africani (nazionalità diverse, dal Ghana all'Eritrea) che accolgono chi arriva e che chiedono aiuto. Sono il volto della crisi economica, anelli ultimi di una catena produttiva che si aggancia a piccole cooperative oggi semi inutilizzate: «Abbiamo documenti in regola e permessi di soggiorno - si anima uno di loro (nella foto) - Anni di contributi e tasse pagate... Siamo senza lavoro e senza soldi, e la nostra unica possibilità è questa». Pranzano attorno a un fuoco. Al piano superiore dormono la notte, perché - spiegano - al dormitorio di via Napoleona si può stare a mesi alterni. Giornalisti e fotografi non sono ben visti, ma il loro nemico numero uno è, di questi tempi, l'assessore alla Sicurezza Francesco Scopelliti, colpevole di avere dichiarato alla stampa l'intenzione di spendere 20mila euro per blindare l'edificio: «Faccia come vuole ma così - raccontano gli ospiti del Santarella - finirà per sbatterci in mezzo a una strada. Ci aiuti piuttosto a trovare una soluzione. Tra noi c'è gente che ha pagato quindici anni di contributi, che ha stipulato un mutuo per acquistare una casa e poi ha perso casa, lavoro e mutuo, gente che ha pagato tasse per anni. E che oggi meriterebbe una mano». Sul cancello di via Sant'Abbondio splende una catena nuova di zecca, agganciata a mezzo chilo di lucchetto. L'hanno messa quelli del Comune una decina di giorni fa per impedire di entrare. Venti metri oltre, di fronte alla questura, la rete è spalancata. Uno dei ghanesi fa segno ai visitatori di passare di là. Quattro anni dopo, l'operazione Ticosa può considerarsi davvero fallita. Stefano Ferrari s.ferrarilaprovincia.it sul sito internet www.laprovinciadicomo.it Foto e videoreportage dalla Ticosa