Consiglio nell'ex convento: lo Stato non ci può abbandonare Ormai le infiltrazioni d'acqua sono arrivate agli affreschi CALCI. Via dal municipio, direttamente alla Certosa. Tutti al capezzale della grande malata, bella ma lasciata sola con i suoi grossissimi problemi. Il consiglio comunale straordinario aperto si è riunito ieri nel refettorio, cuore del celebre monastero, abbandonato dai monaci nel 1972. La presa d'atto: la Certosa come Pompei, un bene artistico e storico di inestimabile valore che va in malora. Mancano i finanziamenti e non è possibile neanche l'ordinaria manutenzione, da anni. I risultati sono sotto gli occhi. Il degrado avvilente che avanza e fa presagire presto il disastro completo. «Il nostro è un grido d'allarme, alto e forte», ha detto e ripetuto il sindaco Bruno Possenti. Sono intervenute autorità locali e provinciali, del Comune di Pisa e di San Giuliano, della Provincia mentre ha dato forfait Cristiana Scaletti, assessora regionale, trattenuta a Firenze da impegni istituzionali e ha inviato un messaggio di partecipazione annunciando una sua prossima visita a Calci. Hanno preso la parola i rappresentanti della maggioranza consiliare e dell'opposizione. Un tavolo di concertazione è in piedi con soggetti diversi (Comune, Sovrintendenza, Università, fondazione Cassa di Risparmio di Pisa) nell'obiettivo dichiarato di uscire dal tunnel. L'on. Gatti, che era presente, ha annunciato che si farà promotrice di un nuovo atto istituzionale. Il Comune ha avviato lavori di riqualificazione all'esterno, dallo smaltimento dei liquami alla pavimentazione e alla illuminazione. Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, ha ricordato come l'ente abbia elargiato in passato cospicui aiuti economici, adesso di tratta di scongelare 600mila euro, ma ciò avverrà se sarà presentato un progetto organico e mirato. Le note dolenti hanno trovato ampia eco nelle parole di Mauro Del Corso, presidente dell'associazione Amici dei monumenti e musei, il quale ha fatto riferimento al patrimonio dell'Unesco. Dei consiglieri comunali per primo è intervenuto Walter Mignani che ha rimarcato quale e quanto sia l'impegno, e non da oggi, al fine di uscire dal tunnel, senza distinzioni o appartenenza politica. Al termine è stato approvato un ordine del giorno che denuncia come in vaste zone della copertura della Certosa si verifichino infiltrazioni di acque meteoriche capaci di compromettere preziosi affreschi in maniera irreparabile. Nel chiostro principale le radici di alberi di alto fusto, nel giardino, hanno divelto parte della pavimenatazione. Minacciano la stabilità delle colonne del loggiato. Un appello: «Lo Stato non può disimpegnarsi. La posta in gioco è troppo alta. Se il degrado non sarà arrestato con interventi immediati diverrà irreversibile. Parte del patrimonio decorativo andrà perso per sempre. La riparazione di altri danni richiederà investimenti ingenti». L'invito al governo di «reperire le risorse finanziarie da destinare a un piano pluriennale di interventi di manutenzione e di restauro, a iniziare dalle situazioni di maggiore criticità e urgenza».