Undici imputati di disastro ambientale per la collina di Pitelli. Caso chiuso con forma dubitativa Il procuratore contro Berlusconi: "Il pm non è un nemico della democrazia" Spezia, una sentenza che sa di beffa tutti assolti per la discarica dei veleni Emergenza legalità A giudizio anche Profiti e Pittaluga per una consulenza della Regione alla Bocconi Il sindaco Federici "La vicenda ha prodotto una grave ferita per il nostro territorio, ora aspettiamo le motivazioni" MARCO PREVE THOMAS DE LUCA Consulenze inutili, immobili svenduti, coste e parchi devastati. Con questi, e molti altri esempi, ieri mattina, nel corso dellinaugurazione del nuovo anno giudiziario della Corte dei Conti, il procuratore regionale Ermete Bogetti ha spiegato perché lo spreco di denaro pubblico è uno dei volti di quellItalia che «non sindigna per lingiustizia». Bogetti ha parlato di «crisi della democrazia che provoca la crisi della giustizia». Quella di un decreto legge (78 del 2009), ad esempio, che riduce allosso le competenze della Corte dei Conti: «Così che per il danno dimmagine dovremmo perseguire limpiegato che utilizza il telefono dellufficio per conversazioni private, ma non il poliziotto che nelle celle della questura violenta una prostituta. Ebbene, noi di fronte a queste situazioni solleveremo sempre eccezione di incostituzionalità». Il procuratore attacca la riforma della giustizia del governo Berlusconi («il pm è descritto come un nemico della democrazia») ma non fa sconti neppure ai troppi colleghi che hanno incarichi esterni: «Il magistrato non è un libero professionista, è un dipendente pubblico adeguatamente retribuito». Anche se lorganico della Corte in Liguria è scoperto del 40, il bilancio del 2010 è intenso, come ha sottolineato nella sua relazione anche il presidente della sezione Giurisdizionale Andrea Russo. Nel settore delle presunte consulenze inutili, la procura ha mandato a giudizio lex direttore generale della Regione Giuseppe Profitti (oggi guida il Bambin Gesù di Roma, lospedale del Vaticano) e lassessore regionale al bilancio dellepoca, Giovanni Battista Pittaluga, perché nel 2007 avrebbero promosso una delibera di giunta che affidò al docente della Bocconi Giovanni Valotti un incarico «ingiustificato e illegittimo» per la riorganizzazione interna degli uffici di via Fieschi. Il danno erariale stimato, e contestato, è di 40mila euro, ovvero il compenso del docente che negli anni precedenti aveva già avuto unaltra consulenza per 70 mila euro. Secondo la procura, in alcuni passi la seconda relazione del consulente ricalca esattamente la prima e, soprattutto, lincarico non avrebbe dovuto essere affidato allesterno perché «per professionalità e carica» Profiti e Pittaluga avrebbero dovuto sapere che era superfluo, e che lo stesso lavoro avrebbe potuto essere effettuato dai funzionari interni allamministrazione regionale. Nella sua relazione il procuratore Bogetti ha poi affrontato il tema della «difesa dellambiente», ricordando che è tornato tra le competenze della Corte quello di contestare il danno ambientale e quello che riguarda il patrimonio artistico, storico e archeologico. «Lambiente è un bene prezioso - ha detto il magistrato - che appartiene alla collettività nazionale, troppe volte trascurato dagli amministratori o peggio sacrificato a vantaggio di contrapposti interessi economici privati». Importantissimo il passaggio in cui Bogetti ricorda che «le associazioni ambientaliste hanno facoltà di intervenire nel giudizio di danno». Un riconoscimento importante proprio mentre un disegno di legge, proposto dal deputato ligure del Pdl Michele Scandroglio, vorrebbe rendere più difficile il ricorso al Tar da parte degli ambientalisti. Attualmente la procura regionale della Corte ha aperto alcune istruttorie importanti in tema di tutela dellambiente e dei beni culturali: la prima riguarda il taglio degli alberi al parco storico dellAcquasola (è in corso anche una parallela indagine penale); poi cè lindagine sulla «concessione di beni demaniali, nonché di costruzione e gestione» del porto turistico di Imperia, anche questo oggetto di uninchiesta penale; altra vicenda delicata quella che riguarda i presunti abusi edilizi alle cinque Terre - smascherati dallinchiesta che ha portato in cercare lex presidente del parco Franco Bonanini - e in particolare le irregolarità che sarebbero state compiute per "allargare" un rustico poi acquistato dal ministro Renato Brunetta; infine lindagine sullo scandalo del forte di Begato, un complesso ristrutturato con milioni di euro pubblici e oggi in completo stato di abbandono. Sono stati tutti assolti, gli undici imputati al processo per la discarica di Pitelli, alla Spezia, balzata agli onori delle cronache nazionali con il nome di «collina dei veleni». Erano accusati, a vario titolo, di disastro ambientale in seguito al ritrovamento di materiali pericolosi e nocivi nellambito di una inchiesta, avviata a metà degli anni Novanta, su un presunto traffico di rifiuti. La discarica, infatti, è stata autorizzata nel 1976 e, nel corso degli anni, è stata più volte accusata di ospitare materiale tossico. Coinvolti nella vicenda, oltre al gestore del sito, politici e tecnici di Comune, Provincia e Regione dalla metà degli anni Ottanta in poi. La sentenza di primo grado di oggi pomeriggio, che ha assolto tutti gli imputati, mette un punto fermo a una vicenda che ormai va avanti da quindici anni. Risale infatti al 1996 il primo sequestro dellarea, un tempo soggetta a vincolo paesistico, sopra i quartieri San Bartolomeo e Ruffino, a La Spezia. Gli indagati, che in un primo momento erano ben 82, si son ridotti a undici con il passare degli anni. Assolti Orazio Duvia, titolare della Contenitori Trasporti, Eros Polotti, ex presidente dello Spezia Calcio, Giancarlo Motta, rappresentante della società che ha gestito la discarica, Franco Bertolla, Ettore e Roberto Cozzani, tutti dipendenti della società, Antonio Andreani e Attilio Bertusi, responsabili tecnici della discarica e del forno inceneritore di Pitelli della 'Sistemi Ambientali, Carlo Marzani, tecnico dellUfficio ambiente della Regione. Sentenza di non doversi a procedere invece, per reato estinto per prescrizione, per Sandro Andreoli e Piergiorgio Sommovigo, dipendenti della Provincia che dovevano rispondere del reato di falso. Il collegio giudicante era composto dai giudici Mario De Bellis, Giuseppe Pavich e Fabrizio Pelosi. Nel processo avviato nel 2003 con una cinquantina di udienze, cento faldoni di perizie, era rimasto in piedi solo lultimo capo daccusa, quello di disastro ambientale. Il pm Maurizio Caporusso aveva chiesto complessivamente 42 anni di carcere per tutti gli imputati. «Questa sentenza - spiega Andrea Corradino, difensore del principale indagato Orazio Duvia - riconosce quello che abbiamo sempre sostenuto: limplicazione per disastro ambientale non è dimostrata. Il capo di imputazione configurato prevede la compromissione generale di aria, acqua e suolo e le perizie prodotte non hanno confermato che questo sia avvenuto». La comunità spezzina, rappresentata in aula dalle istituzioni e dalle associazioni Legambiente e Comitati spezzini, non nasconde invece il suo sconcerto. In campo anche il sindaco, Massimo Federici. «La vicenda ha prodotto una gravissima ferita per il nostro territorio al di là di qualsiasi sentenza. Avevamo il dovere di essere presenti a tutela dei cittadini e del territorio. Per difendere limmagine di una città che è stata lesa da questa vicenda. Ora attendiamo le motivazioni della sentenza, per fare ulteriori riflessioni e valutazioni».
la Repubblica
11 Marzo 2011
GENOVA - PITELLI - Sprechi e speculazioni, laffondo della Corte dei Conti
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