Caro direttore, leggo con un certo stupore su Repubblica Palermo che lamministrazione comunale di Palermo, attraverso lassessore Maurizio Carta, dopo aver preso atto della mancata assegnazione dei fondi statali provenienti dal gioco del lotto, sarebbe riuscita a reperire le risorse finanziarie necessarie per la pulitura delle superfici dei monumenti a Carlo Cottone e Ruggero Settimo, collocate nelle piazze omonime, prelevandole dai fondi destinati al recupero del centro storico. In un passato lontano e dimenticato di questa città, negli ultimi sei anni del secondo millennio, pur in totale assenza di riferimenti normativi, vennero effettuati restauri di piccoli manufatti storici, puliture di superfici lapidee, attraverso limpegno finanziario diretto di sponsor privati. Non soltanto modesti interventi, ma anche opere più impegnative ed in concorso con più sponsor eo con la stessa amministrazione comunale. Allora, come adesso, per le imprese siciliane soprattutto, non erano tempi rosei. Tuttavia, se interpellate dallamministrazione comunale, o anche spontaneamente, si prestavano, seppure con qualche timore per lincognita della novità, ma con grande entusiasmo. I vincoli per le imprese erano pochi e semplici: possedere i requisiti generali, operare secondo le indicazioni del direttore dei lavori scelto dallamministrazione comunale, rispettare i tempi assegnati, nonché le norme contrattuali e quelle relative alla tutela e sicurezza dei lavoratori impiegati. Il contratto era certamente il più impegnativo che si potesse immaginare, una stretta di mano con chi scrive, assessore delegato di quel tempo. Così si fece anche con i tanti sponsor che diedero un significativo contributo per la riapertura del Teatro Massimo. E quando da ogni parte dItalia, vista la novità dellintervento dei privati, chiedevano al Comune di Palermo la copia dei contratti che regolavano i rapporti tra gli sponsor e lamministrazione, grande era la meraviglia nellapprendere che non una sola parola veniva messa per iscritto. In quel periodo non cerano infatti norme di riferimento, né vantaggi fiscali per le imprese che sponsorizzavano. Oggi invece due articoli di due distinti decreti legislativi, lex art. 2 del 30 2004 e lart. 120 del 42 2004 (Codice dei beni culturali) disciplinano la materia, offrendo così alla pubblica amministrazione opportunità inimmaginabili fino a qualche anno or sono. Dalle dichiarazioni dellassessore nessuna impresa, cè da pensare, che si sia fatta avanti. Ma come fu possibile, che in assenza di norme le imprese si spendessero, investissero, sentendosi coinvolte nel progetto di cambiamento, di costruzione di una nuova città? Semplicemente si fidavano e ritenevano affidabile lamministrazione comunale del tempo. Cè da chiedersi a questo punto, come mai lamministrazione oggi non ha pensato di rivolgersi al mondo delle imprese? Tanto più nel disastro di un dissesto finanziario, non ancora dichiarato. Ahinoi, unica iniziativa di rilievo della giunta Cammarata. La verità più banale è forse quella che, avere idee, assumere iniziative per una giunta di anime morte, è veramente difficile. Ma chissà. Un sussulto di vitalità, un guizzo di fantasia, laccendersi di una luce? Niente. Nessuna sorpresa. E così la nave va. A fondo.