Sentenza dappello a favore della fondazione: nove coristi perdono il posto Sindacati sul piede di guerra: "È una vendetta verso chi aveva vinto la vertenza" Le prime lettere sono arrivate a sei lavoratori. Ma i sindacati - sul piede di guerra - sono certi che saranno almeno altri tre i coristi costretti a lasciare il teatro: il Massimo licenzia i dipendenti che nel 2004 avevano portato la fondazione davanti al giudice del lavoro ottenendo che i loro contratti da precari venissero trasformati a tempo indeterminato. Nel 2007 per i lavoratori è arrivata la buona notizia: una sentenza di primo grado che accoglieva le loro richieste e costringeva il Massimo ad assumerli a tempo indeterminato. E a versare loro i contributi per gli anni precedenti. La Fondazione ha presentato ricorso: ottenendo con una sentenza della corte dappello del 31 gennaio scorso, il ribaltamento della pronuncia: i giudici, di fatto, hanno "licenziato" i lavoratori assunti in virtù della sentenza di primo grado. A convincere la Corte dappello a sposare le ragioni della fondazione è stato anche un articolo del decreto Bondi, diventato legge nel 2010, che appellandosi a ragioni di contenimento dei costi e «del divieto di assunzioni incontrollate nelle strutture organiche delle fondazioni», sancisce una sorta di stop alle stabilizzazioni dei contratti a termine nelle fondazioni liriche. Secondo il giudice dappello il decreto Bondi ha chiarito una querelle che era rimasta aperta specificando lorientamento a non trasformare i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. «Ma a Milano i giudici si sono espressi in maniera opposta - dicono i sindacati del teatro, dalla Cgil alla Fials - ignorando invece il decreto. Il teatro, licenziando i coristi, vuole vendicarsi. Avrebbe potuto, anzi dovuto, visto che i nove godono ancora della priorità di chiamata, continuare a farli lavorare. Invece preferisce lasciare il coro in una situazione di enorme criticità». Paolo Cutolo, responsabile della Fials, e Maurizio Rosso, Cgil, raccontano che ieri il coro si è praticamente fermato per protesta: «Siamo già sottorganico - dice Cutolo, corista - e senza altri nove elementi non possiamo lavorare». «I colleghi lavorano con noi da più di dieci anni - aggiunge Rosso - non possono essere trattati in questo modo». I dipendenti - adesso - dovranno anche versare i contributi che hanno ricevuto dopo la sentenza di primo grado. I sindacati impugneranno la sentenza e annunciano per la settimana prossima la convocazione di unassemblea di protesta. A fine gennaio uno sciopero fece saltare la prima dellopera "Senso" che avrebbe dovuto aprire la stagione del Massimo. Il teatro non si lascia scalfire e conferma che andrà avanti con i licenziamenti come prevede la sentenza: «Dopo la sentenza di primo grado il teatro ha offerto a questo gruppo di artisti del coro la stabilizzazione a fronte della rinuncia alla prosecuzione della causa e alle richieste economiche - spiegano dalla fondazione - Tale proposta è stata accettata soltanto da una delle artiste (che è stata così assunta a tempo indeterminato) mentre gli altri hanno preferito rinunciare a tale accordo vantaggioso e proseguire nelliter giudiziario che però si è concluso adesso con una sentenza della corte dappello a loro sfavorevole».