Era già stato ridotto rispetto al 2010. Ma dall'asta delle frequenze potrebbe arrivare un aiuto A1 ministero dei Beni culturali la definiscono «un'amara sorpresa, che lascia sgomenti ed interdetti». Certo, l'ennesimo taglio al Fondo unico per lo Spettacolo, sistematicamente decimato dalle ultime Leggi finanziarie, fin quasi a essere dimezzato rispetto agli anni d'oro, non è una bella notizia. Peccato che la cosa era nell'aria da tempo, per l'esattezza da quattro mesi, cioè da quando il Parlamento ha approvato la nuova legge di bilancio, che ora si chiama Legge di Stabilità, per il ton. Quella legge assegnava al Fondo unico per lo Spettacolo uno stanziamento, già ridotto rispetto al 2010, di 258 milioni di euro. I soldi sarebbero arrivati dall'asta per l'assegnazione delle frequenze liberate dal passaggio dalla tv analogica a quella digitale. Ma in quella stessa legge c'era una clausola di salvaguardia esplicita, pretesa dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: se fosse venuta meno la prospettiva di incassare il previsto dall'asta delle frequenze (2,4 miliardi di euro in tutto), sarebbe stata congelata una parte delle dotazioni dei ministri per l'anno in corso. E così è stato. Le procedure per l'asta non decollano, mentre i soldi sarebbero dovuti entrare non oltre la fine di settembre, e il Tesoro è corso ai ripari, tirando fuori di nuovo le forbici dal cassetto. L'unica «consolazione» per il ministero dei Beni culturali è che il taglio delle risorse disponibili per quest'anno riguarda i fondi gestiti da tutti i ministeri, con due sole eccezioni: il Fondo ordinario delle Università e le risorse destinate al finanziamento del 5 per mille dell'Irpef al volontariato. Per Sandro Bondi, che ha già espresso al presidente del Consiglio la volontà di lasciare i Beni culturali perché si sente abbandonato, è comunque un boccone amarissimo da digerire. Il Fondo unico per lo Spettacolo, con il nuovo intervento del ministero dell'Economia, viene decurtato di 27 milioni, che saranno congelati fino alla fine dell'anno. «E che di fatto non potranno essere utilmente ripartiti tra le varie voci del Fondo» sostengono al ministero guidato da Bondi. Fatto sta che nel piatto dei Beni culturali, si fa sapere, ci saranno solo 231 milioni di euro da dividere. E la Consulta dello Spettacolo sarà chiamata a dare il parere sulla ripartizione dei fondi nelle diverse realtà (cinema, musica, danza, teatro, e così via) proprio tra pochi giorni. Difficile che da qui ad allora il quadro possa cambiare. Tutto dipende dall'asta delle frequenze, ma su quel fronte la situazione è ferma. L'Autorità per le Comunicazioni ha avviato le procedure, e ha chiesto che si costituisca un comitato di ministri per gestire l'asta. Una richiesta rivolta al ministero dello Sviluppo e a Palazzo Chigi già da qualche settimana. E che ancora non ha avuto risposta.
Fondo dello spettacolo, decurtati altri 27 milioni
Il Fondo unico per lo Spettacolo, che sostiene il settore dei Beni culturali, è stato decurtato di 27 milioni di euro a causa di un taglio del ministero dell'Economia. L'asta delle frequenze, prevista per entrare in funzione alla fine di settembre, non ha decollato e i soldi non saranno disponibili per il Fondo. Il ministero dei Beni culturali si trova con solo 231 milioni di euro da dividere tra le diverse realtà del settore. La Consulta dello Spettacolo sarà chiamata a dare il parere sulla ripartizione dei fondi. La situazione è ferma e dipende dall'asta delle frequenze, che non ha ancora iniziato.
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