CALCI Si capisce come sta dalla crepa che taglia in due la faccia dellangelo dipinto sul muro e scende lungo la gola, prende il braccio sinistro e corre in basso sulla parete. Si capisce anche dalle ombre umide che minacciano lUltima Cena di Bernardino Poccetti (fine 1500) nella sala del refettorio o dal fico cresciuto tra il muschio e i trifogli su uno dei tetti. La bellezza è un tempo da coltivare, altrimenti sfiorisce come le colonne dei cortili struggenti e silenziosi della Certosa di Calci. Pisa è uno sfondo, a dieci chilometri da qui. «Venite sul luogo del delitto» fa strada il sindaco, Bruno Possenti, aprendo uno dei cancelli che danno sulla facciata. Da anni, quasi dieci, il ministero dei Beni culturali non scuce un soldo per i restauri di questo complesso trecentesco che con i suoi 20-25 mila visitatori lanno è secondo, nel pisano, soltanto a piazza dei Miracoli. «Stiamo uccidendo la Certosa, lasciamo che gli affreschi affoghino nellumidità dellacqua che si infiltra dai tetti e cala dentro i muri». E quello che si vede: croste che si staccano dai dipinti, stucchi chiazzati dalle muffe, travi crollate dentro una delle vecchie celle dei monaci, qualche porta con su scritto "Pericolo: divieto di accesso". Il sindaco sta provando tutte le strade: ha scritto al Bondi, ha lanciato appelli, ha raccolto due interpellanze parlamentari. Qualche settimana fa ha scritto una lettera anche a Roberto Benigni per invitarlo al consiglio comunale aperto che si terrà oggi (ore 15.30) nella sala del refettorio: «Caro Piccolo diavolo, sono certo che non hai dimenticato la Certosa, se non altro per il freddo che faceva. Quando girasti il film ero sindaco di Calci. Venni a trovarti. Eri assiderato. Dopo tanto tempo sono tornato sindaco del mio paese. La Certosa è nel degrado. Un complesso così importante richiederebbe manutenzione permanente. Da anni invece lo Stato non dà un centesimo. Ho bisogno di una mano. La Certosa appartiene anche a te». Il Comune si è già frugato e sta facendo la sua parte: rimette lilluminazione allesterno, rifarà un impianto per lo scolo delle acque e la ripavimentazione del piazzale. 960 mila euro, il 60 per cento vengono da fondi europei, il resto ce li mette Calci aprendo pure un mutuo. «Siamo un piccolo paese e fra i meno finanziati dItalia: per i lavori pubblici in un anno abbiamo un budget di 600 mila euro, capite bene cosa significa per noi spenderne 360mila per sistemare lingresso della Certosa» spiega il vicesindaco Antonio Piccioli. Del resto gran parte delleconomia del paese sulla piana sotto il Monte Serra, ruota attorno a questo convento certosino che i monaci hanno lasciato nel 1972. «Avremmo bisogno di entrate certe da parte dello Stato per programmare gli interventi spiega la soprintendente Severina Russo invece si fatica a tenere il passo anche solo nella manutenzione ordinaria. Negli ultimi anni gli unici lavori sono stati quelli della facciata, pagati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa». Nel chiostro grande, quello con le croci senza nome dei certosini, le radici anarchiche dei cedri si infilano sotto il colonnato e sollevano le pietre del pavimento, ne hanno già fatte saltare diverse e se non si interviene sarà messa a rischio la stabilità del loggiato: «Venga il ministro a visitare la Certosa e a rendersi conto». E un grido di allarme forte che dovrebbe aprire almeno qualche porta. Non a caso la Regione ha inviato lassessore alla cultura Cristina Scaletti ad assistere al consiglio comunale convocato per la prima volta dentro il refettorio della Certosa. A custodire il monastero, le sale degli appartamenti granducali, gli affreschi del Terreni, del Giarré, del Somazzi ci sono oggi meno di una decina di dipendenti: «Pochi e per questo la domenica pomeriggio non riusciamo a tenere aperto il complesso» spiegano dalla sovrintendenza.