Spettacolo, la scure cala sul comparto: ministero in apnea Il sottosegretario Giro: il taglio blocca la riforma degli enti lirici, difficile salvare Cinecittà ROMA La comunicazione è arrivata ieri al ministero dei Beni culturali: degli attuali 258 milioni destinati al Fondo unico dello spettacolo (Fus) 27 sono congelati arrivando così ad una somma totale di 231. È l'effetto - il ministero parla di «amara sorpresa che lascia sgomenti ed interdetti» - di alcuni commi che rinviano a provvedimenti del ministero dell'Economia riguardo «eventuali scostamenti dagli introiti preventivati dalla vendita delle frequenze radioelettriche». Risorse, i 27 milioni, che comunque «non potranno essere utilizzate sino a fine anno, anche qualora la vendita delle frequenze avesse buon esito». Se poi la vendita andasse male, è facile intuire, dicono al ministero, il risultato finale. Fatto sta - denunciano ai Beni culturali - che si tratta di «un altro colpo» alle risorse destinate alla cultura «difficile da spiegare e da accettare». Nè è di sollievo il fatto che l'effetto di quei commi, come ha detto il sottosegretario Francesco Giro, riguardi tutti gli altri dicasteri ad eccezione della scuola. In assenza di un intervento diretto di Bondi, è lo stesso Giro a definire la situazione «insostenibile» e a lanciare l'allarme per Cinecittà Luce che già nei giorni scorsi era al centro dell'attenzione: «Non so come faremo a salvare Cinecittà in queste condizioni ma la ricaduta riguarda tutti comparti dello spettacolo e di fatto blocca le leggi di riforma sia del cinema sia della lirica avviate da Bondi. Siamo in una situazione di grande difficolta. Si tratta di sopravvivenza del comparto». E l'opposizione attacca. Rutelli (Api) dice: «È la slavina da Tremonti». Ed è lui, il ministro dell'Economia, per Orfini del Pd, il responsabile della «catastrofe». È Giambrone (Idv) denuncia: È il colpo di grazia al settore da parte del governo».