Gli interventi del soprintendente Salvatore Scuto e delle dirigenti Bacci e Tigano. I vantaggi per la città Non può più essere una questione al centro dell'attenzione solo degli studiosi o degli appassionati della materia. Quello del patrimonio archeologico di Messina è un tema che deve coinvolgere una volta per tutte l'intera comunità, istituzioni e cittadini. Una riflessione corale che serva a mettere in campo le strategie per riportare alla luce le testimonianze del passato, dagli insediamenti preistorici alla città greca e romana, e per permetterne la conservazione e la valorizzazione. Perché se enormi passi avanti sono stati compiuti negli ultimi 40 anni, è altrettanto vero che molto di più può farsi sotto l'aspetto dell'archeologia urbana, mentre ancora manca del tutto un luogo che raccolga l'immensa mole di ritrovamenti, un museo archeologico di cui una città, che ha alle spalle millenni di storia, non deve essere priva. E incontri come quello organizzato ieri al Teatro Vittorio Emanuele dalla Società messinese di Storia Patria, rappresentano senz'altro un contributo in prospettiva di un ampliamento del confronto su un argomento da affrontare nell'ambito delle linee di sviluppo del territorio. Alla tavola rotonda, moderata dal prof. Federico Martino, direttore di "Archivio storico messinese", la rivista della Società, hanno preso parte il soprintendente ai Beni Culturali di Messina, Salvatore Scuto, la direttrice del Museo regionale, Giovanna Maria Bacci, e Gabriella Tigano, direttore dell'Unità Operativa dei Beni archeologici della Soprintendenza. Sono molteplici i problemi che ostacolano la piena affermazione dell'archeologia urbana, che, come ha spiegato Scuto, si scontra spesso «con un pilastro centrale della società, l'interesse economico. Tuttavia, laddove gli uffici sono efficienti, questo viene meno, e il ritrovamento non viene nascosto, anzi ha sottolineato il soprintendente riferendosi ai vantaggi che invece tali scoperte possono dare, tra cui il premio di rinvenimento . Ma se l'ufficio non è efficiente e l'appaltatore ha la "disgrazia" di trovare qualcosa, allora si nasconde tutto velocemente. Messina ha uno straordinario patrimonio archeologico, tirato fuori in questi anni». Un lavoro cominciato negli anni Settanta dal prof. Giacomo Scibona, più volte ricordato nel corso dell'incontro, al quale si devono i primi scavi sistematici. Il cammino dell'archeologia messinese degli ultimi decenni, le scoperte più importanti, l'istituzione negli anni '80 della Soprintendenza di Messina, la redazione della tavola con la zonizzazione delle aree a rischio archeologico, le prescrizioni, contenute nel Piano regolatore, in materia di prevenzione, è stato tracciato dalla dott. Tigano: «Tuttavia, l'aspetto preventivo ha detto ancora stenta a passare, nonostante che si tratti di una materia presente nella legislazione più recente che tutela l'interesse pubblico, privato e culturale». Dopo la ricerca, spesso bloccata dalla difficoltà di ottenere finanziamenti, altrettanto fondamentali sono la valorizzazione e la fruizione dei siti e dei materiali rinvenuti. Finora l'occasione per far conoscere alla cittadinanza quanto è stato portato alla luce, è stata data da mostre espositive: su tutte quella del 1997 al Vittorio Emanuele, "Da Zancle a Messina", che di fatto ha segnato una svolta in termini di divulgazione a livello locale, mentre proprio in questi giorni, sempre al teatro, è in corso la mostra "Sepolture e rituali funerari a Messina in età greco romana". Ma è arrivato ora il momento di andare oltre, di "rivelare" i siti scoperti e consegnare una sede permanente a un patrimonio in parte conservato nei depositi e in parte al Museo regionale. «All'interno del nuovo Museo stiamo allestendo una sezione archeologica ha spiegato la Bacci , ma in questo caso il problema è il completamento dello struttura. Per una vera valorizzazione è necessario comunque un museo indipendente, un progetto in cui credo fermamente. I problemi dell'archeologia urbana sono sempre spinosi e a Messina anche in misura maggiore, probabilmente per motivi psicologici: contrariamente ad altre città, infatti, qui non c'è un monumento antico emergente e ciò forse spiega questa mancanza di attenzione». Ma ora le sensibilità sono profondamente diverse rispetto al passato e vanno accolte le istanze di un'intera comunità.
MESSINA - Il nuovo Museo archeologico diventi la sfida dell'intera comunità
I dirigenti del Museo regionale e della Soprintendenza di Messina hanno discusso sull'importanza di valorizzare il patrimonio archeologico della città. Il soprintendente Salvatore Scuto ha sottolineato che l'archeologia urbana è un tema che deve coinvolgere tutta la comunità e che la città deve avere un museo archeologico. La direttrice del Museo regionale, Giovanna Maria Bacci, ha spiegato che il problema è il completamento dello struttura, mentre il direttore dell'Unità Operativa dei Beni archeologici, Gabriella Tigano, ha sottolineato l'importanza della valorizzazione e della fruizione dei siti e dei materiali rinvenuti.
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