Dopo sei mesi torna al suo antico splendore uno dei luoghi sacri della musica classica napoletana Inagibile dal 2005, i lavori sono stati finanziati dalla Provincia e sono costati 2 milioni Latto di nascita è il 1925, negli spazi dellantica sala capitolina del Convento di San Pietro a Majella. Una sorte legata a doppio filo ad un nome stellare della musica napoletana. Un incendio, quello del 1973, che ne segna per sempre la fisionomia. Anni di progetti e inagibilità sventolate a fasi alterne. È venuta finalmente lora della grande inaugurazione della Sala Alessandro Scarlatti, gioiello incastonato in quel tempio musicale complesso e sicuramente non facile da gestire che è il Conservatorio di Napoli. Affidato a Francesco Vizioli il concerto dedicato a Liszt (oggi, ore 18), che sigla la riapertura della sala, finalmente adeguata alle nuove norme in materia di sicurezza grazie ai lavori curati dallarchitetto Fiammetta Adriani per il restauro architettonico e dallingegnere Domenico Trisciuoglio per limpiantistica. Il tutto realizzato grazie ad un finanziamento ad hoc stanziato dalla Provincia di Napoli che ha permesso alla ditta "Cost.El", di Verrone e figli, la realizzazione in tempi record dei lavori, sei mesi tutti sotto la supervisione dellarchitetto Nicoletta Ricciardelli, in rappresentanza della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici. Trisciuoglio, che ha curato alcune delle opere impiantistiche più importanti della nostra città, da Palazzo Reale alla Biblioteca Nazionale fino al Massimo cittadino, sottolinea il risalto dato allelegante disegno anni Settanta della sala. «Il mio progetto generale risale al 2000 e vale appena 2 milioni di euro. La Scarlatti era stata dichiarata inagibile nel 2005. Oggi è sicura ed omologata per circa 450 posti», spiega lingegnere. «A norma ora gli impianti elettrici normale e di sicurezza, di rilevazione fumi e spegnimento incendi. Oltre alla centralizzazione di tutti i controlli e comandi nella nuova portineria. Su tutti uno studio particolarissimo per limpianto di illuminazione». Che ci restituisce i famosi apparecchi Venini, posti sulla parete lignea, irraggiungibili per la loro altezza, praticamente abbandonati. «Grazie alle nuove tecnologie dellilluminazione e a 72 faretti "led" della Zumbtobel abbiamo ottenuto unottima resa dei colori, elevati rendimenti a bassi consumi, manutenzione zero per almeno 20 anni e la simulazione di un cielo stellato, quasi a non spezzare mai la magia di questo luogo». Anche il restauro architettonico è stato ispirato dal totale rispetto degli elementi stilistici, «che ci ha permesso di conservare gli arredi disegnati in seguito allincendio del '73», aggiunge la Adriani. «Si è dato risalto alleleganza originaria con il ripristino delle pannellature sulla parete lignea, il rifacimento delle tappezzerie, delle poltrone e delle tende con materiale ignifugo». Già pronta la seconda fase dei lavori. «Previsti - conclude Trisciuoglio - la sostituzione delle vetrate degli arconi di piperno e loscuramento della sala, con la realizzazione di un doppio tendaggio». La vera novità? Una tecnologia audio allavanguardia, che renderà la Scarlatti la prima sala di concerti italiana per non udenti. SEGUE A PAGINA V