Il cardinale: impariamo a dare valore ai beni culturali "Basta tagli alla cultura» è una formula che non appartiene al suo lessico, ma il monito è quello: e il cardinale Tettamanzi lo ha lanciato ieri contro chi è «incapace di riconoscere il valore della cultura, anche in termini di investimento economico». È stato il momento centrale della visita compiuta dall'arcivescovo all'Accademia di Brera, una delle «realtà culturali milanesi» alle prese con un «momento cruciale» ha appunto precisato Tettamanzi soprattutto «per il loro futuro in una congiuntura storica che ritengo incapace di riconoscere adeguatamente il vero valore della cultura, anche in termini di investimento economico, per un autentico sviluppo della società». Al contrario ha proseguito riferendosi all'importanza dell'Arte non solo la cultura ma in modo ancor più peculiare «la bellezza», anche in quanto «istinto insito in ciascuno di noi», è ciò che può «avvicinare la persona al senso della vita». Un valore da promuovere non solo in sé ma anche perché valore etico: «Quale bellezza salverà il mondo?», si è chiesto citando il suo predecessore Carlo Maria Martini. E la sua risposta è che «non possiamo più accontentarci di ammirare gli svenimenti tardoromantici di Stendhal davanti alle opere del Rinascimento toscano: oggi il bello deve essere stimolo e forza per un'accresciuta consapevolezza dell'importanza della persona». Per questo Tettamanzi ha ribadito che «nell'attuale contesto della globalizzazione e a fronte degli appuntamenti di respiro internazionale che ci attendono non possiamo venir meno alla nostra vocazione civile: quella di essere una metropoli trainante a livello internazionale per valori umani, stile di vita, impresa economica e progresso sociale. La cultura, rispetto a tutto ciò, non è un semplice valore aggiunto».