L'intervista Pietro Folena, dalle delusioni della Sinistra Arcobaleno all'impegno nella salvaguardia del patrimonio Tre anni fa, la clamorosa sconfitta politica della Sinistra Arcobaleno. Fu allora che Pietro Folena imparò la prima lezione michelangiolesca: «Assai acquista chi perdendo impara». Fu così che decise di fondare Metamorfosi, l'associazione culturale che promuove mostre come quella del Buonarroti? «No, Metamorfosi è nata nel 2009. Nel frattempo però sono stato presidente di una compagnia aerea (Italiatour Airlines, ndr), ho condotto programmi su Red Tv, ho scritto editoriali sulla stampa». Tutto questo pur di star lontano dalla politica? «Che cosa avrei dovuto fare? Vivacchiare su un terreno sconnesso e a rischio sismico come la sinistra? No, ho fatto come Michelangelo: ho scelto l'assoluto. L'arte, la bellezza, la salvaguardia del patrimonio culturale. Insomma, ho ritrovato le mie radici». Papà Gianfranco, storico della lingua, e mamma Lizbeth, pittrice? «A casa mia, a Padova, l'arte è stata sempre argomento di discussione ma anche godimento. Da mamma ho imparato ad apprezzare i pittori classici e le bellezze nascoste di questo Paese. Lei era francese, quindi curiosa di scoprirlo. E poi non dimentichiamo che io sono diventato parlamentare a soli ventinove anni frequentando la vecchia guardia del Pci, gente coltissima. Alessandro Natta, Aldo Tortorella. La cultura era nel Dna della politica L'educazione di un governante all'epoca passava attraverso il sapere». Adesso, a cinquantaquattro anni, la scoperta di Michelangelo. «In mezzo c'è stata una straordinaria esperienza politico-sociale. Il lavoro fatto "accanto" a Giovanni Falcone, in Sicilia, come segretario regionale del Pci prima e poi del Pds. Poi nell'antimafia. Fu allora che scoprii la bellezza del Sud Italia, una bellezza dolorosa. E dopo, le campagne insieme a Fausto Bertinotti, il primo a trasformare parte della Camera in spazio espositivo». Quello del Buonarroti era un genio a tratti autodistruttivo. Un rischio calcolato? «E' l'altra faccia di una insoddisfazione perenne che ci spinge al miglioramento continuo. Ecco, la classe politica dovrebbe imparare questo da Michelangelo: superare ogni forma di narcisismo per rimettersi sempre in discussione. Nel 1984 Enrico Berlinguer si accasciò sotto i miei occhi, sul palco di piazza della Frutta a Padova Berlinguer era simile a Michelangelo: inflessibile con se stesso, tormentato». Metamorfosi si propone di salvaguardare i beni culturali. Che cosa pensa del disastro di Pompei? «Non credo che sia stata tutta colpa di Bondi. Il degrado di Pompei e di molti altri siti italiani è cosa datata, purtroppo si accumulano problemi irrisolti da tempo. Io sono stato presidente della Commissione cultura alla Camera, so che certe cose non accadono mai all'improvviso. Con la nostra associazione cerchiamo di prevenire, proteggere l'arte. Scovare cose meno conosciute». La prossima sfida? «Rivitalizzare il Teatro Marcello a Roma. Come a Michelangelo, mi piacciono le cose difficili».