Il giorno dopo, davanti al civico 1055 di via Tuscolana, è levata di scudi: Gasparri, Alemanno e Cicchltto chiedono al governo di intercedere, sottosegretari in cerca di ministero (Francesco Giro) ne ribadiscono il prestigio, registi (Benignl, Amelio, Costanzo, Calopresti) si stracciano le vesti. Ronda e Mueller ne invocano la salvaguardia. Ad accendere la miccia il daily cinematografo.it, la detonazione ha squassato mezzo cinema italiano: la sua prima casa. Cinecittà, rischia lo sfratto (dell')esecutivo. La coincidenza è la più inopportuna, e se n'è accorto pure Veltroni: il 150" dell'Unità d'Italia, di cui il Luce è memoria imprescindibile, con il vuoto tra i cinegiornali e la Settimana Incom recentemente colmato dall'acquisizione dell'archivio della Resistenza. Anche il Burkina Faso finanzia archivio e attività di promozione con fondi pubblici: il mio è un grido disperato, spero venga accolto dal nuovo ministro, dato che Bondi pare sicuro se ne andrà", dice Luciano Sovena, ad di Cinecittà Luce. E non sono solo cose di casa nostra: l'archivio del Luce rischia di essere dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, ma sul palco potrebbe salire un fantasma pubblico o un privato in carne e ossa, perché la collezione di celluloide fa gola a molti. Sul tavolo di crisi aperto al Ministero dello Sviluppo Economico, Sovena ha messo "30 esuberi, ma ne servirebbero altri 40 in mobilità per una società snella, il contrario del carrozzone anni '70-'80". La destinazione? "Il ministero dei Beni e Attività culturali, così qui rimarrebbe solo chi è davvero appassionato di cinema". C'è un problema, anzi due. Lasciati a casa a fine 2010 i vari interinali, tra cui Fabrizio Indaco tornato a Novi Ligure, attualmente alla Direzione Generale Cinema del Mibac sono impiegate 70 persone (di cui 12 già distaccate dal Luce per reference e tax credit): 7070 è addizione strutturalmente impossibile, a meno di non innescare il circolo vizioso degli esuberi. Non solo, come per i dipendenti dell'Eti (l'Ente teatrale soppresso con gran scandalo di Napolitano), il passaggio a Santa Croce di Gerusalemme deve essere ratificato da "una norma primaria, in altre parole, da una legge", puntualizza Nicola Borrelli, dg Cinema. La palla, dunque, passerebbe al Parlamento, ma lo stopper è il solito, quello che "la cultura non si mangia" , Giulio Tremonti: "II problema è il Fus (decurtato per Cinecittà Luce da 14 a circa 7.5 milioni di euro, ndr.): servono altri fondi, un tampone d'emergenza, perché chiusura o dismissione non possono essere contemplate", aggiunge Borrelli. I sindacati? Stanno col coltello tra i denti, in attesa del 4 aprile, quando il tavolo si riunirà: "Finora abbiamo ricevuto proposte irricevibili, quali cassa integrazione ordinaria e straordinaria", attacca Patrizia Cacclanl di Slc-Cgil. Grande è la confusione sotto il cielo caro a Fellini, tra liste di proscrizione e una (forse due) assunzione a crisi non ancora aperta, ma già pienamente avvertita: che direbbe Federico?
Non affondate Cinecittà
Il governo italiano è sotto pressione per salvare l'archivio cinematografico del Luce, che rischia di essere dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Il problema è che il Luce ha bisogno di fondi per mantenere la sua attività, ma il governo non è in grado di fornirli. I dipendenti del Luce e i sindacati chiedono una cassa integrazione ordinaria e straordinaria, ma il governo non è disposto a concedere. Il problema è anche che il Luce ha bisogno di fondi per mantenere la sua attività, ma il governo non è in grado di fornirli.
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