Cultura a pezzi. Cade la scure. Solo otto milioni di euro per il 2011: «Assolutamente insufficienti per andare avanti» -- Gli appelli Benigni: «Com'è possibile? Là dentro c'è tutta la nostra memoria». Un mare di proteste Con gli ultimi tagli al Fus Cinecittà-Luce rischia la chiusura. Il Ministero dei Beni culturali smentisce categoricamente ma precisa che senza soldi non può andare avanti. La protesta bipartisan della politica. L'intero mondo politico, da destra a sinistra, contro la chiusura di Cinecittà-Luce. Più quello degli addetti ai lavori. Ieri è stata la giornata della levata di scudi «bipartisan» in difesa della più importante istituzione del cinema pubblico messa davvero a rischio dall'ultimo drastico taglio al Fus. A lanciare l'allarme sulla sua possibile, anzi probabile chiusura, sono stati in principio i 100 Autori che per voce di Maurizio Sciarra hanno reso noto che venerdì scorso si è aperta la procedura di crisi ministeriale a causa degli esuberi e che «finora i fondi elargiti dal governo sono serviti solo a pagare gli stipendi dei dipendenti mentre da mesi è ferma qualunque attività strategica. È una situazione gravissima». Tanto che, prosegue Sciarra «potrebbe anche essere messa in campo l'ipotesi di privatizzare completamente la struttura, mettendo a repentaglio un patrimonio, come l'archivio dell'Istituto Luce, che non appartiene solo a noi italiani, ma al mondo intero». A rendere ancora più esplicito l'allarme, nero su bianco, è stato poi l'amministratore delegato di Cinecittà Luciano Sovena con un'intervista sul Corsera: «È in gioco il futuro non di una qualsiasi società per azioni, ma del marchio audiovisivo più prestigioso d'Italia e tra i più antichi del mondo, sicuramente dello stesso Disney. Tutto ciò avviene mentre si festeggia il 150 anniversario dell'Unità d'Italia rischiando di chiudere un insostituibile archivio storico, un'agenzia di promozione del cinema italiano all'estero e impedendo di valorizzare nuovi talenti con la distribuzione di film d'autore». A parlare chiaramente sono le cifre. Cinecittà Luce spa, con 126 dipendenti, nel 2011 riceverà appena 7.5 milioni di euro di finanziamento dal Fus, sufficienti a malapena a pagare gli stipendi. Una riduzione drastica a fronte dei 29 milioni che riceveva nel 2004 o ai 27 del 2005. 0 ancora ai 17.2 milioni del 2010. REAZIONI A CATENA L'allarme, dunque, è partito. E via alle reazioni a catena. «Difendere Cinecittà-Luce dovrebbe al contrario essere un dovere», dichiara Walter Veltroni. «Cinecittà, dopo Hollywood, è lapiù grande casa del cinema, in Italia e nel mondo. I suoi studi costituiscono un patrimonio da difendere», gli fa eco il sindaco di Roma Alemanno. E a seguire il sostegno di Gasparri, Cicchitto, Vita, Rutelli. E pure di quello degli addetti ai lavori: Bellocchio, Amelio, Saverio Costanzò, Calopresti, Roberto Benigni per il quale la «probabile chiusura di Cinecittà è proprio una brutta notizia. Là dentro c'è tutta la nostra memoria, tutti i nostri sogni fabbricati per uomini svegli. Un archivio immenso. La nostra storia. Ma come si fa chiudere la Storia?» . Dal Ministero dei Beni culturali fanno sapere, attraverso un comunicato - Bondi intanto è depresso - che si esclude «categoricamente l'eventualità della chiusura di questa importante realtà della cultura audiovisiva nazionale». Ma che senza soldi non si va avanti. Infatti dicono: «le «attuali risorse sono insufficienti a garantire qualsiasi attività e a mantenere integra la forza lavoro attualmente in opera, con grave detrimento delle capacità di attrazione di investimenti privati e inevitabile contrazione dei ricavi propri». «Pertanto - conclude il comunicato - è auspicabile un provvedimento che permetta a Cinecittà Luce di adempiere alla propria missione istituzionale nel pieno interesse della cultura e dell'economia del nostro Paese». Insomma, siamo al capolinea.