ROMA Giù le mani da Cinecittà. L'allarme per il rischio chiusura raccoglie una catena di reazioni bipartisan, attori e registi (Amelio, Calopresti, Bellocchio, Benigni e la Braschi che dicono: «Là dentro c'è tutta la nostra memoria, come si fa a chiudere la Storia?»), ma anche tanti politici, tutti a difesa del marchio più famoso dell'industria audiovisiva. I tagli cominciano a fare le prime vittime. Luciano Sovena, amministratore delegato di Cinecittà Luce Spa ha detto che i soldi del fondo statale, scesi dai 29 milioni de12oo4 ai 7,5 del 2011, «basteranno a pagare gli stipendi dei 126 dipendenti». Mentre il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro cerca di rassicurare gli animi ( d'impegno sarà di far funzionare bene Cinecittà, non la sua sopravvivenza»), il Pdl fa quadrato contro la conseguenza dei tagli imposti dai compagni di partito. Cicchitto rilancia l'appello di Gasparri al governo: «Si tratta di cifre assai limitate... del cinema». Il presidente della Regione Lazio Renata Polverini: «Va tutelata e valorizzata». Il responsabile Spettacolo Gabriella Carlucci: «Bisogna intervenire sui rami secchi e non su aziende sane». Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti: «La destra non può permettersi di far perdere una delle nostre eccellenze». Veltroni cita Napolitano: «Ha ragione quando invita a non fare tagli col machete». E il presidente della Vigilanza Rai, Sergio Zavoli: «Sarebbe un'operazione, anche se ben dissimulata, vagamente barbarica»