Partiamo da un presupposto: quando arrivano soldi per i beni culturali (e stavolta sono tanti, 47.5 milioni di euro in tre anni) è sempre un ottimo segno. Vuoi dire che il nostro patrimonio artistico può sperare in una possibilità di salvezza: ma solo «sperare», poiché il bilancio dello Stato 2005 fa precipitare a quota 0.5 la spesa per la cultura. Per fortuna ci sono gli introiti speciali, grazie al piano del Lotto (novità che si deve all'attuale sindaco di Roma, Walter Veltroni, quando sedeva sulla sedia ora occupata da Giuliano Urbani). Dunque, ben vengano i soldi. E ben venga il piano di ripartizione. Ce n'è un po' per tutti: dal santuario di Ercole Vincitore a Tivoli al restauro di villa Giustiniani Odescalchi, dagli interventi a villa d'Este alla ristrutturazione dell'ospedale San Gallicano nel cuore di Trastevere che ora si dedica a una specializzazione davvero all'avanguardia, la medicina delle migrazioni (ma una metà dell'immobile andrà in comodato d'uso alla Comunità di Sant'Egidio per finalità analoghe). C'è però un aspetto che va sottolineato. E cioè che, come dice il soprintendente archeologico Adriano La Regina al nostro Paolo Brogi, «oltre che alla Domus Tiberiana sul Palatino bisognerebbe intervenire, con urgenza, su tutto il colle». Sempre La Regina ricorda come anni fa il progetto di interventi radicali sull'area del Palatino prevedesse un costo di 200 miliardi di lire. E qui arriviamo al punto. Forse è giunto il momento per una straordinaria scommessa culturale: il consolidamento definitivo del Palatino, l'area archeologica più complessa e importante della nostra città. Le ferite sono tantissime, basta farsi una passeggiata domenicale (l'ingresso è sempre gratuito, ricordiamolo bene) per comprendere, con dolore, cosa stia accadendo. Siamo in una zona tufacea. Il che significa smottamenti, continui cedimenti: soprattutto se il terreno sottostante è attraversato da cunicoli e gallerie ed è reso umido da numerose cisterne. Il tutto si traduce in una chiusura sine die di vastissime zone del colle. È bene ripeterlo: ben vengano i soldi. Ma Roma meriterebbe, da parte dell'amministrazione centrale dei Beni culturali, un coraggioso programma complessivo per evitare che un giorno o l'altro qualche fetta del Palatino crolli davvero. È fin troppo ovvio guardare cosa accade all'estero, ma le recenti Olimpiadi greche hanno mostrato cosa può fare uno Stato per l'area antica della propria città. Gli interventi a pioggia sanano solo situazioni parziali, è assolutamente fatale. Quindi i 5.5 milioni di euro per la Domus Tiberiana sicuramente tamponeranno una situazione estrema ma non potranno mai risolvere l'intero nodo del Palatino. Sarebbe magnifico se lo Stato, attraverso il ministero competente, decidesse un'operazione straordinaria per l'area archeologica più significativa di Roma. C'è da scommettere che i partner economici privati, non solo italiani, non mancherebbero.
Il Palatino. Un tesoro da salvare. I limiti degli interventi a pioggia
Il governo ha assegnato 47,5 milioni di euro per i beni culturali in tre anni. Questo è un buon segno, ma il bilancio dello Stato 2005 mostra una spesa per la cultura di 0,5. Gli introiti speciali del Lotto hanno contribuito a questo aumento. I soldi saranno utilizzati per restaurare e restaurare diversi siti culturali a Roma, come il santuario di Ercole Vincitore e la villa Giustiniani Odescalchi. Tuttavia, il soprintendente archeologico Adriano La Regina sottolinea l'importanza di intervenire urgentemente su tutto il colle di Roma, in particolare sull'area del Palatino, che è in stato di grave degrado.
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