È la città fortezza, ultimo baluardo di resistenza borbonica. Il 17 marzo 1861, il giorno in cui a Torino il Parlamento sabaudo proclama Vittorio Emanuele II Re dItalia, Civitella del Tronto è la sola fortezza borbonica (Gaeta si era arresa una settimana prima) ancora non conquistata dai bersaglieri: sei mesi dassedio. Tre giorni dopo, il 20 marzo, ci sarà la resa del manipolo dei resistenti borbonici e i piemontesi, per vendetta, inizieranno la distruzione e smantellamento della fortezza. Su una rupe di travertino alta seicento metri, tra i monti della Laga, ai confini tra Abruzzo e Marche, proprio dove passava allepoca il confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio si staglia questa imponente cittadina militare simbolo da anni dellorgoglio meridionalista, cercatene la traccia sul web e Youtube. La punizione dei vincitori fu crudele: si iniziò la demolizione che poi sinterruppe. Centanni di abbandono, quindi i lavori di restauro agli inizi del 1970 e finiti (si fa per dire..) nel 1985. La targa scolpita che ricorda il 1861, firmata Civitella del Tronto "fedelissima", non fornisce equivoci: «Anche una causa condannata dalla storia può nobilitarsi...». La rocca aragonese fu trasformata a metà del Cinquecento con vari camminamenti e difese strategiche a più piani, piazze, vicoli (la "Ruetta, dellItalia la via più stretta"), chiese, cisterne, case per ufficiali, la residenza (del 1574) del Governatore. Dove un tempo cerano le mense ora cè il Museo e qui il 17 marzo sinaugura la mostra "Civitella 1861. Le armi dellassedio", fino al 30 ottobre (Infoline 199151123; www.sistemamuseo.it). Lentrata dal paese alla roccaforte è attraverso il torrione e il tunnel delle scale mobili (solo in salita, discesa troppo ripida!). Il paese alla base della fortezza ha il suo fascino, con struttura medievale: non a caso rientra nella lista dei Borghi più belli dItalia.