LA RICERCA. Una indicazione chiara: costruire meno e lavorare di più sulla «convenzionata» A Brescia l'edilizia sociale fa registrare una domanda pregressa ma inevasa di 41mila vani in totale «Quasi tutto il territorio nazionale è caratterizzato da una perversa spinta al consumo di suolo». Il docente del Politecnico di Milano Antonello Boatti ha ieri preso in prestito una frase tratta dall'ultimo libro di Salvatore Settis «Paesaggio Costituzione Cemento» (Einaudi, 2010) come premessa all'illustrazione della ricerca «Quale futuro di casa?» commissionata dalla Cisl provinciale e presentata ieri mattina nella sede del sindacato in via Altipiano d'Asiago. IL TEMA è semplice. L'Italia consuma troppo suolo (siamo ai primi posti in Europa), la Lombardia ne consuma tantissimo (il triplo della media nazionale) e quindi, dal momento che il suolo è risorsa scarsa, quali sono le priorità per il futuro? La ricerca curata da Boatti mette insieme questo dato con altri due: la marginalità storica dell'intervento pubblico nell'edilizia in Italia e la situazione dei redditi. In Italia il patrimonio di edilizia pubblica è il 4.5, in Germania sale al 6, in Francia è il 17, in Svezia il 21, nei Paesi Bassi il 34. Si possono fare le precisazioni e le osservazioni che si vogliono - osserva Boatti -, ma resta il fatto che in Italia si è sempre speso poco in edilizia pubblica. Il secondo tema riguarda lo stato dei redditi degli italiani che, complice anche la crisi, sono in affanno e sono in crescente difficoltà a pagare mutui e affitti. La ricerca, che si concentra sulla Lombardia, rispetto a Brescia (ma vale per tutte le provincie lombarde analizzate) osserva che c'è una domanda pregressa inevasa di edilizia sociale sia in città che in provincia (dati 2008, la stima è di 11.591 vani in città, 41mila in provincia), così come di edilizia convenzionata (4.600 in città, 10mila in provincia). La ricerca associa questi dati con quelli che, in prospettiva, saranno i bisogni nel 2018. In questo caso il fabbisogno di edilizia sociale salirà 24mila vani in città e 110mila in provincia, mentre per la convenzionata il fabbisogno sarà di 7.700 vani in città e 30mila in provincia. Dati che van confrontati invece con l'eccesso di edilizia libera al 2018: 5.500 vani in città e 101mila in provincia. L'indicazione è chiara: costruire meno e privilegiare l'edilizia sociale e convenzionata. Interventi che devono essere fatti consumando meno suolo possibile e «dando preferenza al recupero di aree abbandonate, come ad esempio quelle ex industriali». SECONDO la ricerca sono anche necessari strumenti di tipo legislativo per convincere la proprietà a locare le consistenti quote di abitazioni sfitte, fenomeno tipicamente italiano. Occorre inoltre che sia ricostruita una legislazione efficiente per gli espropri di pubblica utilità: «Gli espropri si fanno per le strade, per cui perché non anche per le case popolari?», chiede Boatti. Da ultimo un'osservazione: è necessario rimettere in campo principi basilari come accoglienza, solidarietà, integrazione per disegnare la città in un modo nuovo. «Non si tratta di contrapporre gli anziani agli stranieri afferma Boatti -: sono bisogni ai quali bisogna dare risposta» TH.BE.
Territorio, consumo perverso. E la Lombardia vale per tre
Una ricerca commissionata dalla Cisl provinciale di Brescia ha evidenziato che l'Italia consuma troppo suolo, la Lombardia ne consuma il triplo della media nazionale. La ricerca, curata da Antonello Boatti, mette in evidenza la marginalità dell'intervento pubblico nell'edilizia in Italia e la situazione dei redditi degli italiani, che sono in difficoltà a pagare mutui e affitti. La ricerca ha evidenziato una domanda pregressa inevasa di edilizia sociale e convenzionata sia in città che in provincia, con un fabbisogno di edilizia sociale di 24mila vani in città e 110mila in provincia, e di 7.700 vani in città e 30mila in provincia per la convenzionata.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo