Il Madre verso lo svuotamento. Artisti e collezionisti rivogliono indietro 86 opere su 104 in esposizione. Tra questi, Kounellis e Tatafiore. Lallarme del direttore Eduardo Cicelyn: «Occorrono centomila euro solo per imballare le opere, non posso muovermi se la Regione non si decide a nominare il nuovo cda». Cicelyn: "Caldoro e la Miraglia dicono che facciamo schifo e siamo comunisti ma qui si chiude" E il Madre si svuota. Su 104 opere in esposizione, 86 vengono reclamate dai rispettivi autori o proprietari. Artisti come Tatafiore, Kounellis, Kapoor, Koons, Baselitz, Paolini rivogliono indietro i loro lavori. Collezionisti pubblici o privati reclamano le loro proprietà: opere firmate Pistoletto, Fontana, Merz, Schifano, Lichtenstein, Rauschenberg, Warhol, Johns. Rivogliono tutto indietro perché, dice Kounellis, «importanti cambiamenti rischiano di condizionare la linea espositiva del Madre». Ritirano le opere, sostiene Tatafiore, «in relazione alle ben note vicende». Il consiglio damministrazione della Fondazione Donnaregina, che gestisce il Madre, si è dimesso il 16 febbraio. «Sono dunque passati venti giorni e il nuovo cda non è stato ancora nominato dalla Regione», fa notare il direttore del museo, Eduardo Cicelyn. «A chi mi devo rivolgere per la questione? Il cda dimissionario può decidere soltanto sullordinaria amministrazione e questa non lo è. Le opere sono in comodato duso. Le spese di smontaggio, imballaggio e trasporto si aggirano intorno ai centomila euro. Il valore assicurativo di queste opere si può valutare intorno ai 50-55 milioni. Bisogna decidere qualcosa, il governatore Stefano Caldoro dovrebbe al più presto nominare il nuovo cda. Cosa che sembrava urgente quando il vecchio è stato fatto dimettere. Ora però tutto è fermo, non so perché». Rimuovere 86 opere su 104 significa di fatto svuotare il Madre. Fare del museo di via Settembrini un enorme guscio vuoto. «Ma siamo già a questo», dice Cicelyn. «A molti sembrava che stessi esagerando, quando parlavo di volontà di distruggere il museo. Ci stiamo arrivando: da due mesi il Madre è aperto soltanto quattro ore al giorno, i bagni sono chiusi, la manutenzione e le pulizie non vengono fatte, io e tutti dipendenti siamo senza stipendio. Lo svuotamento del museo è solo il culmine di questo processo». Ma come mai artisti e collezionisti da ogni parte del mondo si sono trovati daccordo tutti insieme nel compiere un gesto tanto clamoroso? Ne hanno parlato tra loro? «Certo che ne hanno parlato, quello dellarte è in realtà un mondo molto piccolo, le voci corrono. Le richieste mi sono arrivate poco alla volta, da un anno nellambiente non si parla daltro. Nella percezione di molti addetti ai lavori è come se il Madre fosse già chiuso. Caldoro e lassessore alla Cultura Caterina Miraglia dicono che siamo il museo più brutto di Napoli, che facciamo schifo e siamo comunisti, intanto possiamo vantare una collezione di opere unica in Italia. Che ora stiamo perdendo». Dunque nessun gesto simbolico, afferma Cicelyn. Nessuna strategia concordata, né provocazione organizzata. «Lo so, diranno anche questo, perché questo è un Paese di pagliacci e questa è una città di pagliacci. Ma no, non è una provocazione, è tutto vero. È fin troppo chiaro che il Madre sta morendo. Ciò che dico alla Regione, che è proprietaria di questo museo, è di prendere una decisione. Qualcuno ci autorizzi a fare ciò che per contratto dobbiamo fare: restituire le opere in comodato duso. Io non posso essere accusato di aver violato i contratti, non voglio andare in tribunale al posto di qualcun altro». Se intanto qualche segnale giunge dalla Regione, non è nella direzione del Madre. Su proposta dellassessore Miraglia è stato attribuito lo status di "museo di interesse regionale" allOpera di San Lorenzo Maggiore, al Museo Irpino di Avellino, al Museo Vivo del Mare di Pollica, al Centro studi Giovanni Palatucci di Campagna e al Museo Antiquarium Filippo Buonopane di Grottaminarda.