Signor ministro dei Beni culturali abbiamo appreso in questi giorni con viva sorpresa (e con altrettanto sconcerto) che i Nuovi Uffizi forse non si faranno O meglio: che probabilmente perderemo i 34 milioni di euro già pronti per finanziare il progetto esecutivo. Semplicemente perché il progetto esecutivo non c'è. La famigerata tettoia di Isozaki ha catalizzato le polemiche e le attenzioni di soprintendenti, amministratori e sottose-gretari di Stato, facendo dimenticare il non trascurabile particolare che sotto questa benedettamaledetta tettoia andava immaginata l'uscita della galleria, quella che sbocca su piazza Castellani. Il Comune sta finendo la sistemazione della piazza (sarà pronta fra un mese, ha promesso il sindaco) e anche l'ex cinema Capital (pare entro l'estate) verrà restituito a nuova vita dopo la ristrutturazione firmata dalla società Property-Benetto. Proprio lei, signor Ministro, l'anno scorso aveva preconizzato la possibile apertura al pubblico dei Nuovi Uffizi per il 2005. Eppure non uno degli interventi scanditi dal calendario presentato dalla sovrintendenza è stato rispettato. Giusto i servizi per il pubblico (bagni) al piano interrato della galleria risultano essere attivi. E' vero che Firenze è una città litigiosa. E' vero anche che La Nazione ha raccolto (e consegnato a Lei, signor Ministro) il parere dei fiorentini contrario alla pensilina di Isozaki. Ma tutto questo non può essere un alibi per giustificare i tentennamenti di chi deve dare alla città un'opera attesa da anni. Si ricorda"? Prima c'erano i Grandi Uffizi, che poi sono diventati Nuovi. Ma di nuovo, negli ultimi anni, c'è stato soprattutto il book shop voluto da un suo predecessore e poco altro. Decidetevi, una volta per tutte. Uno dei musei più famosi del mondo - Lei converrà -non può restare stritolato dalla bizze di un sottosegretario con il quale, fra l'altro, per mesi le autorità locali hanno trattato invano (lui se n'è andato, portando con sé intese e promesse); né da incomprensioni fra soprintendenti o da vischiosi brandelli di burocrazia ministeriale. Sarebbe facile tornare a ricordare la Piramide del Louvre e la coraggiosa efficienza artistica di altri popoli a noi vicini. Non importa scomodare la grandeur francese, basta occuparsi un po' meglio, con l'attenzione che merita, di uno dei più preziosi gioielli del patrimonio artistico italiano. Noi, a Firenze, abbiamo già vissuto la lacerante stona della ripavimentazione di piazza della Signoria, che è durata anni perché non si sapeva che fare degli incredibili reperti trovati sottoterra davanti a Palazzo Vecchio. Vorremmo evitare altre vicende come quella di cantieri aperti, in città, ne abbiamo già abbastanza Per questo ci permettiamo di rivolgerle un invito: venga di persona a controllare la situazione, capirà meglio la delicatezza del problema E già che c'è, blocchi i finanziamenti che rischiiamo di perdere II Paese degli artisti che progetta il ponte sulle stretto di Messina, potrà trovare un po' di soldi per sistemare il museo più famoso del mondo L'aspettiamo, signor Ministro