Negli ultimi mesi, i 'creativi' del Ministero per i Beni culturali ci hanno abituato a trovate pubblicitarie a dir poco desolanti. Prima ci sono stati il Colosseo smontato dalle gru, o il David di Michelangelo rapito da quattro elicotteri, accompagnati dallo slogan: «Se non lo visiti, lo portiamo via. In Italia ti aspettano da sempre i più grandi capolavori della storia dell'arte. Riscoprili». Si incentivava così il mito dei 'capolavori' (promuovendo opere che non hanno alcun bisogno di promozione) e il motto di spirito dello slogan svelava l'inconfessabile pulsione profonda della 'valorizzazione': ciò che non è visitato, e dunque non rende, deve essere 'portato via'. Due settimane fa è stata invece la volta del Discobolo, scartato come un bacio Perugina e sovrastato da una scritta 'di cioccolato' che annunciava che per San Valentino (ricorrenza demenzialissima) le coppie potevano entrare nei musei pagando un solo biglietto. Ora, per la prossima Festa della Donna appariranno cartelloni con la Velata di Raffaello con la barba (che abbiano scoperto Duchamp?), e il sapido motto «Le festeggiamo perché sono insostituibili» (e in tempi di bunga-bunga è meglio non sapere cosa si sottintenda). È mai possibile che il ministero della Cultura abbia un'idea così volgare e banale della comunicazione del patrimonio che tutela? E quel che scandalizza non è certo l'attualizzazione delle opere d'arte del passato. Per caso, ho rivisto da poco il video di Violet Hill (2008) dei Coldplay, girato in parte sulla meravigliosa scala barocca di Palazzo Biscari, a Catania: immagini capaci di far sentire alle generazioni più giovani il movimento dell'architettura barocca meglio di molte lezioni accademiche. Ma i Coldplay sono rock, il Mibac di Bondi al tramonto è, invece, drammaticamente lento.