La Puglia è leader nel settore dell'energia fotovoltaica. Da una recente indagine realizzata da Mitsubishi Electric, leader nel settore fotovoltaico, risulta che alla base del risultato pugliese c'è l'elevata potenza media dei singoli impianti, stimata in oltre 68 KW, superiore al dato medio delle altre regioni italiane. La quantità di energia elettrica prodotta in un anno da queste installazioni ammonterebbe e circa 906milioni di kWh, pari al risparmio di oltre 646mila barili di petrolio. Il dato, che si inserisce in un contesto nazionale di generale incentivazione delle fonti alternative per la produzione di energia elettrica, diventa particolarmente importante per la Puglia, che già registrava una condizione di autosufficienza energetica e che, quindi, produce molta più energia di quanta non ne richieda il territorio nazionale. Sul fronte ambientale, la diffusione di questo tipo di impianti contribuisce notevolmente all'abbattimento del livello di emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Secondo l'analisi di Mitsubishi Electric, la Puglia risparmia 600mila tonnellate di CO2, non immesse in atmosfera, grazie all'energia prodotta dai pannelli solari, sebbene resti da risolvere il problema della presenza di centrali con capacità ben più elevate di emissione di CO2. Sono circa 10.000 gli impianti connessi in rete in Puglia. A detenere il primato è Lecce, dove le installazioni sono oltre 3.300 con una produzione di circa 237milioni di kWh all'anno. Segue Brindisi con più di mille le installazioni, ma una produzione che tocca i 203milioni di KWh all'anno. A Bari si parla di circa 3.000 installazioni, che producono approssimativamente 169milioni di kWh all'anno. Taranto invece, con 1.400 installazioni, produce circa 135milioni di kWh all'anno, mentre a Foggia le oltre 800 installazioni presenti, producono circa 105milioni di kWh all'anno. Infine Barletta-Andria-Trani contano 460 installazioni, che producono oltre 58milioni di kWh. Questa situazione, ovviamente, presenta non soltanto aspetti positivi, ma anche pericoli che il Governo regionale sta cercando di affrontare con l'anagrafe degli impianti e nuove regole per l'installazione, onde evitarne la proliferazione selvaggia. L'argomento è stato dibattuto soprattutto nella provincia di Brindisi, dopo la presa di posizione del presidente della Provincia Massimo Ferrarese, proprio a tutela di un territorio già purtroppo martoriato da impianti sorti ovunque, che hanno provocato non solo conseguenze a livello paesaggistico, ma hanno anche sottratto molti ettari di terra all'agricoltura. Dal 31 dicembre, intanto, sono in vigore le linee guida regionali per le energie rinnovabili, in attuazione delle linee guida nazionali per l'autorizzazione degli impianti, varate dal ministero per lo Sviluppo economico con il decreto del 10 settembre 2010. Le linee guida regionali individuano le aree e i siti non idonei all'installazione di specifiche tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili nel territorio pugliese. Sono elencate tutte le zone soggette a qualsiasi tipo di vincolo: parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d'acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti. Inoltre, il regolamento prevede una disciplina di protezione anche per i cosiddetti "coni visuali", cioè le vedute panoramiche che caratterizzano alcuni paesaggi pugliesi e per le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità, quindi con coltivazioni biologiche o identificate dai marchi quali DOP, DOC, IGT, IGP e altri. Le aree non idonee sono state individuate attraverso una puntuale ricognizione di tutte le disposizioni che tutelano l'ambiente, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, le tradizioni agroalimentari locali, la biodiversità e il paesaggio rurale. La procedura per inviare le domande per i nuovi impianti, in base al regolamento, è completamente on line, attraverso il portale www.sistema.puglia.it e i progetti dovranno essere digitali, quindi immediatamente proiettabili sulla cartografia del SIT, il Sistema Informativo Territoriale.