edilizia: provvedimento per le domande dell'85, '94 e 2003 Arriva il via libera in giunta: Palazzo San Giacomo incasserà tra i 15 e i 20 milioni NAPOLI Il Comune di Napoli riaprirà i termini del condono edilizio anche se l'abuso è stato fatto in un'area vincolata. A patto, ovviamente, che non si tratti di un'opera particolarmente deturpante. Con un protocollo d'intesa siglato il 28 gennaio scorso dalla sindaca Iervolino e le soprintendenze per i Beni culturali e Paesaggistici, Artistici e Etnoantropologici di Napoli, sono stati infatti definiti criteri più veloci e razionali per arrivare allo smaltimento di migliaia di pratiche ancora giacenti a palazzo San Giacomo. INTESA COMUNE-SOPRINTENDENZA - L' 11 febbraio scorso la giunta ha anche approvato la delibera 106, proposta dal vicesindaco Sabatino Santangelo, che prende atto del protocollo d'intesa e stabilisce i confini delle opere che è possibile sanare anche in zone vincolate. Perché la vera novità è questa. Infatti, con questo protocollo, se i requisiti ci sono tutti, entro 25 giorni dall'inoltro della pratica da parte dell'ufficio comunale alla soprintendenza, arriverà il via libera. O dalla Soprintendenza, oppure, in caso di silenzio, direttamente dagli uffici comunali «che rilasceranno l'autorizzazione paesaggistica senza indire la conferenza dei servizi» . Tempi brevi, insomma, per un Piano che potrà portare alla sanatoria di migliaia di piccoli abusi, magari realizzati su immobili non di pregio anche se ricadenti in aree vincolate, e che comprende solo quelle opere per le quali i cittadini avevano presentato istanza nei tre condoni edilizi finora varati dal governo e che, per come stanno ora le cose, non avrebbero avuto alcuna possibilità di via libera: parliamo del condono dell' 85, del 1994 di quello del 2003. Ma anche per quello relativo a opere abusive sanabili in forza della legge regionale numero 10 del 2004 e per quelle opere definite di «lieve entità» previste da un Dpr del 2010. PALAZZO SAN GIACOMO INCASSERA' TRA I 15 E I 20 MILIONI - Ma il condono potrà essere rilasciato anche per manufatti più imponenti a patto che rispettino i canoni preesistenti nell'edificio in cui sono stati realizzati e la zona di insediamento. Per intenderci: se un manufatto è stato costruito su un palazzo che è di colore rosso, anche questo dovrà essere di colore rosso e non un altro colore. Così come l'eventuale apertura di una finestra dovrà prevedere l'infisso uguale a quello presente in tutte le altre finestre dell'edificio o del parco. Stesso discorso per eventuali verande. Anche se parliamo di area vincolata. L'operazione dovrebbe portare nelle casse comunali tra i 10 e i 15 milioni, ma forse anche più. La quantificazione della ricaduta in termini economici per palazzo San Giacomo la stanno effettuando in questi giorni i tecnici comunali, anche per inserire i proventi nel Bilancio comunale 2011 che, almeno la giunta, approverà entro una decina di giorni. La prossima settimana partirà anche la campagna di informazione, parallelamente alla riapertura dei termini per i pagamenti degli oneri concessori dei diritti di segreteria. Il 31 marzo 2010 erano infatti scaduti i termini per la presentazione dei modelli di autocertificazioni ed autodichiarazioni per la definizione di tutte le domande di condono presentate, che negli anni scorsi il Comune ha inviato a casa dei Napoletani. Ottimo era stato il risultato per il Comune che in pochi anni era riuscito a smaltire decine di migliaia di pratiche anche vecchie di 25 anni. Poi tutto si è fermato di fronte ad abusi effettuati in zone vincolate. LA SANATORIA IN ZONE VINCOLATE - Da qui, l'esigenza di attualizzare le cose, stabilendo che magari aprire una finestra in un palazzo non di pregio, oppure realizzare una veranda o alzare un muretto in un edificio esistente in una zona che, poi, negli anni, è stata sottoposta a vincolo, possa essere sanato senza cadere nelle maglie del ripristino dei luoghi e dell'abbattimento. Parliamo di migliaia di casi presenti in città ai quali il Comune non aveva ancora potuto dare una risposta, negativa o positiva che fosse. Il protocollo fissa quindi i parametri con i quali è possibile ottenere la sanatoria anche in zona vincolata. Ad esempio, che le opere abusive «non costituiscano ostacolo o limitazione per le visuali panoramiche godibili sia dai punti di belvedere accessibili al pubblico e dalle strade pubbliche» ; oppure, che «non risultino elemento detrattore del valore paesistico del sito e del contesto» , o anche che «non abbiano implicato e determinato alterazione delle aree libere pertinenziali sotto il profilo orografico per l'assetto idrologico originario del sito» . Nel protocollo, si legge anche che per sanare l'abuso in aree sottoposte a vincoli è necessario che questi «non abbiano comportato alterazione eo compromissione dei caratteri tipologici e figurativi di immobili di valore storico, architettonico, estetico e tradizionale» . Infine ed è il passaggio più indicativo che gli abusi non devono costituire «organismo in contrasto, per materiali e tipologia edilizia, ovvero per connotazioni di precarietà strutturale ed esecutiva, con le caratteristiche paesaggistiche del contesto, ovvero con le connotazioni specifiche della pre-esistenza di cui risultano eventuale ampliamento eo modificazione» . GLI ABUSI NON DEVONO CONTRASTARE COL PAESAGGIO - All'Ufficio Condono Edilizio, diretto dal dottor Rodrigo Salvati, spetterà quindi il compito di redigere delle schede per le aree sottoposte a vincolo sulle quali lavorerà la Soprintendenza. Quindi, per procedere alla sanatoria di un abuso, sono state introdotte delle prescrizioni indicazioni vincolanti da parte del Comune a chi ha commesso abusi) sul progetto che dovrà essere «di completamento eo riqualificazione» . Dal progetto potranno essere quindi eliminate «parti ed elementi incongrui rispetto alla pre-esistenza ed al contesto edificato ovvero incompatibile con i valori paesaggistici propri del sito di intervento» , così come potranno esserci delle prescrizioni su un «miglior inserimento nel contesto delle opere abusive già completate, attraverso l'imposizione di un insieme sistematico di opere atte a riqualificarne l'aspetto esteriore in uno con le aree esterne» , questo perché, recita sempre il Protocollo, «le opere riguardanti anche aspetti tipologici ed elementi architettonici sono finalizzate al miglior inserimento nell'ambiente naturale o nel contesto storico-paesaggistico» . Il completamento dell'abuso, dunque, magari rimasto a metà, dovrà avvenire perciò «secondo disposizioni prescrittive relative alle caratteristiche architettoniche e paesaggistiche ed all'esecuzione di intonaci, rivestimenti, infissi esterni, pluviali, tinteggiature, coperture, tettoie, porticati, balconi, finestre, sporti, ringhiere, parapetti in muratura, recinzioni, materiali lepidei ed opere di finitura in genere con prescrizione di sostituzione qualora quelle già adottate risultino incongrue con i caratteri architettonici ricorrenti e i materiali tradizionalmente impiegati nell'architettura locale o nella zona di intervento» . E non solo. Perché chi ha commesso l'abuso, se è necessario, sarà chiamato anche a riqualificare le aree pertinenziali, a mantenere l'andamento naturale dei suoli con divieto di nuovi terrazzamenti oppure ripristinando quelli esistenti. O, ancora, in base alle zone, potrebbe anche dover ripristinare e mantenere eventuali aree agricole residuali pur in contesti urbani e dovrà impegnarsi anche ad impiegare «specie tipiche e ricorrenti nei casi di nuovi impianti vegetazionali o di integrazioni di quelli esistenti» . È il prezzo da pagare per sanare l'abuso in zone vincolate; zone che a Napoli sono presenti praticamente ovunque. Paolo Cuozzo
Corriere della Sera
2 Marzo 2011
CAMPANIA - Condono: intesa con la Soprintendenza. Sanatoria per abusi in zone vincolate
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