Proteste di associazioni e attività commerciali: c'è il rischio che i lavori non siano completati Alberto II re del Belgio Alberto II re del Belgio NAPOLI - Alberto II re del Belgio arriva sabato per visitare gli scavi archeologici del Rione Terra a Pozzuoli: 24 ore dopo domenica mattina là davanti si sono dati appuntamento decine di associazioni, imprese, attività commerciali, le scolaresche di tutta la città, per gridare la protesta contro la chiusura al pubblico del sito e il rischio che i lavori non siano completati. La Regione ha infatti bloccato i fondi, già da tempo assegnati. Anche se non incontrerà i manifestanti, al re del Belgio farà sicuramente piacere sapere che la gente di Pozzuoli come sta scritto nei manifesti con l'appello della società di servizi turistici e culturali «Mediterranea Service» è decisa a riprendersi il suo immenso patrimonio di memoria cultura. LA VISITA DI ALBERTO II - Alberto II, che ha sposato l'italiana principessa Paola Ruffo di Calabria (hanno quattro figli e dodici nipoti), è un appassionato visitatore di luoghi archeologici italiani; la novità dell'antico abitato della Puteoli romana non poteva certo sfuggirgli. Sarà la seconda visita regale nel Rione Terra: sabato scorso infatti è stata la volta di Henrik di Danimarca, principe consorte della regina Margarethe II. Accompagnato da due amici, è stato guidato nella visita da Rosanna Immarco, giovane studiosa che insieme a Lucia Proietti collabora alla soprintendenza archeologica flegrea diretta da Costanza Gialanella. Al termine della lunga e minuziosa visita, Henrik di Danimarca ha voluto dichiarare la sua felicità di studioso di fronte alla città romana scavata sotto i palazzi medioevali rinascimentali, e per quel tempio di Giove dalle splendide colonne che nel restauro convive con la cattedrale barocca, riemerso con l'incendio del 1966. Tempio voluto da Augusto, edificato dall'architetto Lucio Cocceio Aucto (autore degli ancor più famosi trafori sotto Posillipo e fra l'Averno e Cuma), situato nel punto più alto dell'antica acropoli, dove ha resistito a duemila anni di terremoti e bradisismi. IL RESTAURO - Ma dove il restauro è monco: bisogna ricostruire la canonica e il campanile, lavori per i quali erano da tempo stanziati 8 milioni di euro, e di cui non si ha più alcuna certezza. Le numerose lettere di sollecitazione del vescovo monsignor Gennaro Pascarella al presidente della Regione Stefano Caldoro non hanno avuto alcun esito; vicepresidente Giuseppe De Mita (assessore al Turismo e ai Beni Culturali) dopo aver visitato gli scavi s'è entusiasmato al punto da chiedere per sé la delega al Rione Terra, l'ha ottenuta, ma con poco effetto, visto che sembra svanito anche il finanziamento promesso per il 9 lotto (sistemazione della zona occidentale, apertura del secondo decumano dopo quello, del 194 prima di Cristo già percorribile sotto il gran palazzo De Fraja). Si tratta di 25 milioni di euro che risultano «deviati» altrove. I FINANZIAMENTI - In complesso mancano all'appello 80 milioni per il completamento definitivo e la riapertura al pubblico. Consentirebbero di non mandare in malora per vandalismo o mancanza di manutenzione e di uso pubblico, un restauro costato finora 150 milioni in dieci anni, che ha fatto emergere un complesso non solo archeologico già divenuto famoso in tutto il mondo. Al punto che il Rione Terra, nei brevi periodi in cui era visitabile (fino a due anni fa solo il sabato e la domenica) ha fatto registrare molti più visitatori del già notissimo e imponente Anfiteatro Flavio. I 150 operai dipendenti del Consorzio Rione Terra (le imprese Fiore e Pacifico) affidatario dei lavori, sono in cassa integrazione e temono il peggio. Eleonora Puntillo