La soprintendente David invita i privati: «Si facciano avanti, i finanziamenti scemano di anno in anno» CASERTA Una città (e una provincia) d'arte e di cultura dove non si investe sull'una né sull'altra. Così Caserta continua a rimanere al palo dello sviluppo e della crescita mentre potrebbe trovare proprio nel comparto turistico culturale la sua massima opportunità. Una paralisi rivelata (come già evidenziato sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno) dal Rapporto 2011 dell'Associazione città d'arte con Mecenate 90, ma i cui effetti erano sono sotto gli occhi di tutti. A partire dal suo massimo monumento, la Reggia casertana, croce, per i problemi che pone e le opportunità che manca, e delizia, per l'immagine e ruolo di attrattore che dovrebbe svolgere. «È una storia che si ripete ciclicamente ed anzi si complica. Perché i finanziamenti scemano di anno in anno e le necessità aumentano», dice la Soprintendente ai Beni artistici di Caserta, Paola Raffaella David. Architetto, i fondi diminuiscono in quale misura? «Ai tagli ai fondi statali imposti dalla Finanziaria, necessari ma metodologicamente discutibili non dovrebbero essere lineari e indiscriminati, ma selettivi, e non penalizzare strutture che attraggono visitatori si sono aggiunti quelli regionali. Dopo i finanziamenti del Por, che fra il 2000 e il 2006 hanno portato a Palazzo Reale quasi 22 milioni di euro, Caserta non è arrivato più nulla». E come avete reagito? «Abbiamo presentato, attraverso la nostra direzione regionale, molte richieste con proposte e progetti, ma nessuna di queste è stata finanziata. Una scelta incomprensibile. Anche perché Palazzo Reale è un monumento che ha registrato un andamento dell'afflusso turistico in controtendenza rispetto a quello dell'intera regione. Mentre gli altri perdono visitatori, la Reggia ne guadagna: nell'ultimo anno trend in positivo è stato del 10 per cento. Inoltre, con i fondi arrivati dall'Europa per il tramite della Regione, si è riusciti a realizzare importanti interventi. Fra gli altri, la ristrutturazione delle cavallerizze ai margini del parco reale, parte dei giardini, alcune facciate e i locali di accoglienza ripensati come nuovi spazi museali, che verranno inaugurati entro questo mese». Eppure ce ne sarebbero ancora di cose da fare a Caserta e provincia. Prima di tutto alla Reggia. «Avremmo bisogno di fondi per completare le coperture dell'edificio, per adeguare gli impianti, per intervenire su alcune delle facciate mai ritoccate, per restaurare il Bosco vecchio e, in prospettiva, per restaurare gli spazi che l'Aeronautica militare dovrebbe cedere alla Soprintendenza, e, ancora l'Acquedotto carolino, parte integrante del progetto vanvitelliano. A corto di finanziamenti pubblici, la soluzione potrebbe essere quella di ricorrere ai privati. Siamo apertissimi alla collaborazione. Ben vengano quegli imprenditori illuminati che vogliono dare una mano al patrimonio pubblico. Mecenati senza, però, la pretesa di gestire i monumenti, una competenza, questa, che dovrà rimanere nelle mani dello Stato». Lidia Luberto 02 marzo 2011(ultima modifica: 03 marzo 2011)