Incisioni, monito dell'Unesco. Lo Stato italiano non ha mai fornito la perimetrazione dei siti Nel 1979 fu il primo monumento italiano ad avere l'onore di entrare nell'elenco del «Patrimonio mondiale dell'umanità» accanto alle piramidi di Giza, le cascate Vittoria, Pompei e Assisi per citarne solo alcuni. Oggi potrebbe essere il primo monumento ad uscire da quest'«albo d'oro» istituito dall'Unesco. Stiamo parlando delle incisioni rupestri della Valcamonica. Orgoglio e al contempo imbarazzo per camuni, bresciani ed italiani in questi anni incapaci di reperire risorse adeguate a valorizzare un patrimonio artistico che racconta i quasi ottomila anni di storia che precedettero l'arrivo dei Romani in queste terre. La notizia giunge direttamente da «Place de Fontenoy» a Parigi, dove si trova il quartier generale dell'Unesco. Il World Heritage Commettee, organo che sovrintende la lista dei siti dichiarati «Patrimonio dell'umanità», ha formalmente attivato quella che potremmo definire una «procedura di infrazione» nei confronti dello Stato italiano colpevole di non avere ancora fornito (e sono passati 25 anni) la perimetrazione delle aree istoriate della Valcamonica ed i piani di gestione del patrimonio rupestre. Un monito severo; un invito perentorio ad assolvere la mancanza entro e non oltre il primo febbraio 2005, pena l'esclusione della voce «arte rupestre in Valcamonica» dalla lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità con tutte le conseguenze del caso. A Capo di Ponte la notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno. Nel mese di settembre il World Heritage Centre ha inviato una dettagliata lettera al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, all'assessore regionale alle Culture e Identità, Ettore Albertoni, ai sindaci di Iseo, Lovere, Darfo, Cividate Camuno, Malegno, Breno, Ceto, Capo di Ponte, Tirano, Teglio, Grosio e Sonico. Nella missiva venivano precisati tempi e termini per assolvere alle richieste dell'organo dell'Unesco ed veniva annunciato l'arrivo in valle di un funzionario. L'ispezione sì è tenuta nelle scorse settimane - a condurla una giovane studiosa giapponese - che ha controllato attentamente i siti, ne ha verificato l'accessibilità, lo stato di conservazione, le politiche di protezione e l'osservanza delle normative richieste dal World Heritage Centre. Il conto alla rovescia è iniziato, entro il primo febbraio 2005 lo Stato italiano dovrà inviare la perimetrazione, il più possibile completa, dei territori e la collocazione delle rocce istoriate. Una cosa non semplice: sono più di duemila le rocce istoriate scoperte e catalogate in Valcamonica dai volontari del «Centro»; poco più di 600 quelle ufficialmente pubblicate. Ma non è tutto: solo una piccola parte del patrimonio si trova all'interno dei parchi e quindi tenuto sotto controllo e protetto come vorrebbe il World Heritage Centre. Nell'anno che celebra il centenario della scoperta dei primi massi istoriati e il 40 della nascita del Centro camuno studi preistorici, l'Italia potrebbe perdere un riconoscimento di grande valore.
L'arte rupestre camuna potrebbe uscire dall'elenco del Patrimonio dell'umanità.
L'Unesco ha formalmente attivato una procedura di infrazione contro lo Stato italiano per non aver fornito la perimetrazione dei siti rupestri della Valcamonica entro il 1979. Il World Heritage Committee ha inviato una lettera ai responsabili regionali e comunali della zona, richiedendo la perimetrazione e i piani di gestione del patrimonio rupestre entro il 1° febbraio 2005. L'ispezione è stata condotta da un funzionario giapponese e ha verificato l'accessibilità, lo stato di conservazione e le politiche di protezione dei siti. La procedura di infrazione potrebbe portare all'esclusione della Valcamonica dalla lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità.
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