Dopo l'ennesimo altolà come sovrintendente del Polo museale, il critico ha esibito tutta la sua collera in uno scritto Vittorio Sgarbi (archivio) VENEZIA - Vittorio Sgarbi sfoga sul grande pannello all'ingresso della mostra veneziana di Hieronymus Bosch la sua collera conto la Corte dei Conti che per sei volte ha bocciato la sua nomina a sovrintendente al Polo Museale di Venezia, voluta dal ministro Sandro Bondi. La polemica contro i giudici contabili è già nelle prime parole della presentazione che i visitatori possono leggere nella sala di Palazzo Grimani. «Benché tristemente contrastato dalla Corte dei Conti, tornando a Venezia nel rinnovato incarico di Sovrintendente dei musei statali ho voluto tener fede alla promessa di rianimare e far rivivere Palazzo Grimani» esordisce Sgarbi nell'introduzione alle tre opere di Bosch esposte. La sua nomina è stata revocata per l'ennesima volta il 10 febbraio scorso. «Dopo la fortunata mostra dei dipinti veneziani di Giorgione che, soddisfacendo ad abundantiam lo spirito di controllo e di incremento dei conti della Corte, hanno consentito di aumentare le presenze di visitatori da 500 all'anno a 500 al giorno ecco allora i dipinti veneziani di Hieronymus Bosch», sottolinea Sgarbi prima di descrivere le caratteristiche dei tre dipinti. Sgarbi non ha proprio mandato giù le sei bocciature, visto che in conclusione cita per la terza volta la Corte dei Conti: «Riunire i Bosch veneziani in un solo palazzo, e della stessa famiglia cui i dipinti appartenevano, è un'occasione unica, emozionante e per certi versi commovente - fa notare ai visitatori - Impresa facile e rara, il cui obiettivo è mettere nella migliore evidenza il patrimonio artistico dei musei di Venezia favorendone la conoscenza e il godimento nelle condizioni migliori, con soddisfazione e buona pace della Corte dei Conti». Firmato Vittorio Sgarbi. Ai giudici che hanno bocciato la sua nomina Sgarbi gliel'ha giurata e pochi giorni fa dopo l'ennesimo stop lo ha dichiarato senza mezzi termini: «Non ci penso nemmeno per sogno a dimettermi. Quello dei giudici è un capriccio, ma li piegheremo - ha avvertito - fino a far passare loro un periodo di lacrime e sangue. Resto al mio posto, anzi vedrete che mi verrà affidato a breve un incarico ancora più importante». Subito contrastata e accompagnata da mille polemiche, la nomina di Sgarbi alla guida del Polo museale di Venezia risale alla fine di maggio 2010. A Venezia il critico arrivò però solo alla fine di giugno perché costretto a scontare un breve periodo di sospensione per una vecchia condanna amministrativa che gli era stata inflitta ai tempi in cui lavorava alla soprintendenza di Venezia. La condanna per truffa e falso ai danni del Ministero dei Beni Culturali, ha annunciato il suo avvocato Giampaolo Cicconi, verrà ridiscussa in Cassazione tra aprile e maggio prossimi: «Sgarbi ha infatti proposto l'incidente di esecuzione - ha spiegato il legale - evidenziando l'assurdità della sua condanna in presenza dell'assoluzione del medico, imputato in concorso con lui di truffa e falso in certificati medici». La sentenza di condanna da parte del pretore di Venezia per truffa e falso ai danni del Ministero risale al giugno 1994, confermata poi in appello nel gennaio 1996 e dalla Cassazione nel luglio 1996. I fatti contestati, che risalgono al periodo tra l'ottobre '89 e la metà di gennaio 1990, riguardano la dichiarazione di malattia mentre il critico d'arte partecipava a trasmissioni televisive.