Lo ha detto l'assessore regionale all'Urbanistica, Marcello Taglialatela, intervenendo al convegno tematico promosso dal sindaco di Sant'Anastasia, Carmine Esposito, e ospitato dal sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Allocca, nel complesso di Santa Maria del Pozzo. Ma Taglialatela ha anche accolto le istanze dei due primi cittadini dai quali aveva avuto inizio la «sommossa» dei sindaci contro la legge regionale 21 che istituì nel 2003 la zona rossa individuando, nei confini di 18 comuni vesuviani e costieri, il rischio più grande in caso di eruzione. Infatti, pur confermando la novità, ossia che in un non lontano futuro la zona rossa estenderà i suoi confini, Taglialatela ha sposato l'idea lanciata dall'amministrazione di Sant'Anastasia. «I sindaci chiedono di consentire interventi che migliorino la qualità della vita di chi nella zona rossa vive e lavora - dice l'assessore regionale - e su questo punto mi trovano in accordo. Gli effetti negativi che i primi cittadini lamentano sono stati determinati dall'applicazione della Legge 21 che va, in alcune parti, modificata. È a questo che puntiamo: no alle speculazioni, no a nuove edificazioni, sì invece alla possibilità di abbattere e ricostruire immobili fatiscenti, ossia quel che oggi la legge 21 impedisce». Sì, quindi, a una pianificazione urbanistica condivisa dai 18 comuni, con differenze tra zona vesuviana e costiera, sì di Taglialatela anche a un consiglio comunale sul tema che vedrà insieme le assisi di Sant'Anastasia e Somma Vesuviana. Nel frattempo i sindaci Esposito e Allocca hanno incassato le adesioni di Gennaro Lqangella, sindaco di Boscoreale e Ciro Borriello, sindaco di Torre del Greco. Con un appunto discordante, invece, da parte del sindaco di San Sebastiano al Vesuvio e consigliere provinciale, Giuseppe Capasso il quale ha colto le rimostranze dei colleghi come la volontà di cancellare la zona rossa: «Capisco il disagio di fare i conti con vincoli urbanistici che frenano lo sviluppo dell'area - dice Capasso in una nota - ma la soluzione non può essere la rimozione di quei vincoli bensì la loro esaltazione. Tutti insieme dovremmo esigere che sia rispettata la legge n. 394 del 91 all'art.7, laddove ai Comuni che ricadono in area protetta è garantita la priorità nell'assegnazione di finanziamenti». Da sempre, non appena si parla di zona rossa e di modifica della legge che la istituisce, la polemica si scatena e cala sui presenti lo spettro di scenari catastrofici, in primis la cementificazione del territorio. I due sindaci del vesuviano, Esposito e Allocca lo sanno bene, ecco perché precisano a chiare lettere la loro visione. «La legge 21 fa acqua da tutte le parti - dice Carmine Esposito - la verità è che noi siamo "intrappolati" e che se qualcosa non cambia moriremo lo stesso e prima del Vesuvio ci ucciderà l'inedia, lo sviluppo negato. La soluzione c'è e l'assessore Taglialatela mi conforta su questo punto: immagino degli ambiti con rischi diversi e compensazioni. Se non si può costruire, devono permetterci di coniugare sviluppo e tutela, delocalizzando in queste terre aziende, uffici, università, consentendo interventi di abbattimento e ricostruzione, privilegiando chi, come noi, è in svantaggio, per i finanziamenti su turismo e imprese». Il sindaco di Somma, Allocca, incalza: «Ci diano la possibilità di riqualificare i nostri centri storici, di bonificare gli alvei, di valorizzare le nostre ricchezze, non vogliamo cementificazione ma sviluppo». Intanto, i responsabili di «La Destra» dei 18 comuni, sollecitati dal consigliere anastasiano Mario Gifuni, stanno presentando richieste di referendum a tutte le amministrazioni locali interessate. «Sottoporremo al popolo il quesito: la zona rossa va abolita? Siano i cittadini a esprimersi»