Pozzuoli. Il Rione dei ritardi, delle polemiche, degli eterni contrasti. Salta, per motivi di sicurezza, la visita del re Alberto del Belgio, prevista per questa mattina dopo il successo delle celebrazioni in onore dell'apostolo San Paolo. In fibrillazione i lavoratori del consorzio per la rinascita dell'antica rocca puteolana, minacciati di cassa integrazione. A corto i fondi regionali necessari per completare la massiccia operazione di restauro della cattedrale barocca e del caratteristico borgo progettato per il rilancio del turismo flegreo. Ritarda ancora l'inaugurazione della nuova cittadella. Bloccati anche gli scavi archeologici e le vie di accesso al suggestivo itinerario sotterraneo. Inutili le continue proteste di ambientalisti, intellettuali, disoccupati, costretti a giostrarsi in una condizione di perenne emergenza sociale. Di qui l'ultima delusione, con l'annullamento della visita reale e di altre prestigiose «anteprime» che avrebbero dovuto rilanciare l'immagine del Rione Terra nel mondo, dopo quasi mezzo secolo di abbandono. L'arrivo del re Alberto era stato preparato con cura dai vertici della Soprintendenza, come primo appuntamento (dopo il convegno delle celebrazioni paoliniane) di un calendario predisposto per riaccendere i riflettori della scena internazionale sul monumento-simbolo della storia dei Campi Flegrei. «Ora, invece, c'è il rischio concreto di tornare indietro, in una condizione di desolante paralisi», spiega Costanza Gialanella, direttrice della Soprintendenza per l'area archeologica di Pozzuoli. Dopo aver finanziato il processo di recupero dell'antico quartiere (abbandonato dal marzo '70 per i colpi del bradisismo) con 150 milioni di fondi europei, la Regione ha improvvisamente bloccato i flussi finanziari per il completamento delle opere, complessivamente altri 80 milioni di euro. Un fulmine a ciel sereno provocato dal superamento del patto di stabilità sottoscritto a fine legislatura dal precedente governo con il ministero. Un'intesa sia pure parziale sembrava a portata di mano dopo l'impegno del vice presidente De Mita, assessore ai Beni Culturali, per sbloccare almeno i finanziamenti relativi al completamento del maestoso duomo-tempio e della strada che dall'area portuale dovrebbe accompagnare i turisti nella parte alta del Rione inaugurando di fatto la stagione delle visite e della rinascita culturale. Tutto inutile. Le promesse degli amministratori regionali non sono state mantenute, nonostante gli appelli del vescovo di Pozzuoli, monsignor Gennaro Pascarella. E così dai primi giorni di marzo le imprese impegnate nel piano di restauro, hanno cominciato a licenziare. Ma in pericolo, oggi, non sono soltanto i 180 dipendenti del consorzio impegnato nella ricostruzione. Alla deriva l'intero sistema economico e occupazionale della città flegrea, colpita da una crisi economica che appare irreversibile. Cinquemila disoccupati, un tessuto industriale in ginocchio, priva persino del suo consiglio comunale, sciolto per infiltrazioni camorristiche, Pozzuoli annaspa nella crisi più desolante del dopoguerra. E la paralisi del Rione Terra lo conferma.