La sentenza sul casello della Napoli-Salerno contestato dalla Sovrintendenza: danneggia le ville borboniche e i boschi reali IL MAXI svincolo di Portici, che unirà tre città e tre caselli autostradali in un'unica grande barriera del pedaggio, può attendere. La megaopera da 35 milioni di euro è un cantiere da giugno. Solo sulla carta: fu la Soprintendenza a scendere in campo e bloccare il progetto della Società Autostrade Meridionali (SAM), e a vincolare l'area che minacciava di coprire un bel po' di storia, le ville neoclassiche e i boschi reali. Il primo round fu a favore dei tutori dell'ambiente e della storia. Ora arriva la sentenza del Tar, investito con un ricorso proposta dalla società. Da una parte l'amministratore delegato della SAM, Roberto Zianna; dall'altra il ministero dei Beni Culturali e la Soprintendenza di Napoli che aveva dato inizio al procedimento di dichiarazione dell'interesse storico e artistico dei beni. Una sentenza, quella della prima sezione del Tar Campania (presidente Giancarlo Coraggio) rivoluzionaria. E che segna un altro punto a favore dei tutori dell'arte e della storia. Per la giustìzia amministrativa il ricorso della Sam (basato su un precedente parere favorevole della Soprintendenza al progetto, decisione presa in sede di conferenza di servizi e poi superata in seguito a un ulteriore studio di fattibilità) è infondato. La prima sezione del Tar lo ha "rigettato". Il braccio di ferro tra la SAM e la Soprintendenza si acuisce nel maggio scorso, proprio quando si conclude la gara e il bando viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea. L'avviso riapre la contesa: e nei giorni successivi partono anche le lettere della Soprintendenza che avviano le procedure di vincolo per l'area che sarà interessata dai lavori della terza corsia sulla Napoli-Pompei-Salerno e del maxi svincolo di Portici. Il cantiere non può più riaprire, e il blocco procedurale durerà 210 giorni. Ma nel cammino per salvare "il sito reale borbonico" (parte della Reggia, il parco, numerosi edifici, il bosco) si aggiungono gli ambientalisti e un cartello di associazioni (Fondazione Croce e Iannello, Italia Nostra, Associazione per lo studio e la tutela dei giardini storici). Il 18 giugno 2004 la SAM impugna il provvedimento della Soprintendenza. Lunedì pomeriggio la sentenza del Tar. Che nella motivazione non tralascia di sottolineare un autogol dei ricorrenti: loro stessi, si legge nella decisione, riconoscono il «rapporto di complementarietà funzionale tra la Fagianeria e le aree individuate». Aree che non possono essere «svuotate della loro valenza storica». Di più: i giudici amministrativi legittimano il potere della Soprintendenza nel riesaminare decisioni già prese in sede di conferenza dei servizi. «I beni culturali», si legge ancora nella sentenza, «debbono ritenersi collocati nella scala degli interesse protetti nell'ordinamento su un piano superiore». Soddisfazione è stata espressa dal soprintendente Enrico Guglielmo: «Si è riusciti, per ora, ad evitare che fosse arrecato un notevole danno al paesaggio storico cancellando le testimonianze relative all'insediamento della Reggia borbonica. I collegamenti viari sono importanti, ma vanno ricercate soluzioni che presentino il minori impatto possibile con il paesaggio. La Soprintendenza a torto viene strumentalmente indicata da alcuni come un freno allo sviluppo. In verità», aggiunge Guglielmo, «ha intrapreso iniziative di altissimo livello: la valorizzazione del sito di Portici e una ricerca sul paesaggio culturale dell'area vesuviana». Per Maria Luisa Margiotta, coordinatrice dello studio di fattibilità, la decisione del Tar è una lezione di cultura: «E' in controtendenza rispetto all'attuale concezione dei beni culturali che tendono a privilegiare il versante economico del bene, considera il paesaggio come un "monumento" da salvare. Infine afferma il principio che il bene culturale, in particolare il paesaggio vesuviano, ha un interesse primario perla collettività e deve prevalere sugli interessi patrimoniali».