Da Luigi Vitali a Saverio Romano Misiti, Calearo e ora Romano e Vitali: è nata una nuova figura politica... Il rimpasto, croce e delizia del Cavalier Berlusconi Silvio, che lo prolunga ogni giorno. Chi potrà, tra vecchi e nuovi ascari della maggioranza, fregiarsi del titolo di sottosegretario o, magari, addirittura, di viceministro? Il presidente del Consiglio osserva il panorama e rimanda: intanto i "papabili" trattengono il fiato e sperano di poter aggiornare i biglietti da visita. Molti albergano in quel bizzarro gruppo parlamentare che va sotto il nome di Iniziativa Responsabile ed è composto di ben sei correnti. "Mi sia consentito dire il nostro è un partito serio disponibile al confronto nella misura in cui alternativo alieno a ogni compromesso...". Era il 1978 quando Rino Gaetano scrisse Nun te reggae chiù fissando in maniera definitiva il linguaggio di certa politica italiana (o forse tutta): «La maggioranza è stretta ma coesa parte la fase due riforme e rilancio dell'azione di governo assunzione di responsabilità...». La musica ancora non c'è ma ieri Saverio Romano ha pubblicato il testo di questo sicuro successo (titolo provvisorio: Quando sarò ministro) sotto forma di intervista al Corriere della Sera: l'ex deputato dell'Udc, oggi vulcanico coordinatore di un partito dal nome complesso (Pid - Popolari d'Italia Domani), si candida a mezzo stampa alla guida del ministero dell'Agricoltura, che come ognun sa se vale assai per i vaccari splafonatori della Lega e ancora di più nel Mezzogiorno della clientela. E' il rimpasto, croce e delizia del Cavalier Berlusconi Silvio, che lo prolunga ogni giorno: quando verrà sostituito il buon Andrea Ronchi al dicastero delle Politiche comunitarie (vacante, peraltro, da novembre)? Chi potrà, tra vecchi e nuovi ascari della maggioranza, fregiarsi del titolo di sottosegretario o, magari, addirittura, di viceministro? Il presidente del Consiglio osserva il panorama e rimanda: intanto i "papabili" trattengono il fiato e sperano di poter aggiornare i biglietti da visita. Molti albergano in quel bizzarro gruppo parlamentare che va sotto il nome di Iniziativa Responsabile, che è composto di ben sei correnti più l'antimignottocrate Paolo Guzzanti, il leghista espulso Maurizio Grassano e gli oriundi del PdL: una sorta di inquietante animale d'allevamento, il cui valore sta solo nel peso. I Responsabili, dicono loro, devono essere rappresentati al governo: «Del resto senza di noi l'esecutivo non sarebbe andato avanti», sintetizza Francesco Pionati. II fatto è che ogni famigliola e circoletto "responsabile" lavora per sé. Lo stesso ex volto del Tg1 s'è lasciato scappare una certa soddisfazione in Transatlantico quando ha saputo del "veto" di Umberto Bossi a Saverio Romano per il ministero dell'Agricoltura (il senatur lo vuole per uno dei suoi): «E mica stiamo qua a tirare la volata a lui», è sbottato. Quel "lui" d'altronde, rivendica a sé e alla sua pattuglia sicula il ruolo di "rompighiaccio" o "apripista": tradotto in italiano, Romano s'intesta la primazia nella transumanza a sostegno di Berlusconi (avvenuta fin da settembre, tiene a ricordare) e se ne aspetta riconoscenza. E mica per ripagare il salto della quaglia, ma per non fare vita troppo facile: «Non si tratta di un premio, ma di una assunzione di responsabilità ha spiegato - Se tu dai un contributo all'azione politica devi anche poterla interpretare, sarebbe troppo comodo stare con una gamba dentro e l'altra fuori». Visto? Sarebbe troppo comodo non dover portare il peso di un bel ministero. Luigi Vitali invece, il pragmatico avvocato che ha presentato il ddl sulla "prescrizione breve" per aiutare il Cavaliere, s'è candidato senz'altro ad un sottosegretariato: «Alla Giustizia mi ci vedrei bene», ha detto a La Repubblica. D'altronde una leggina ad personam la produsse sempre in materia di prescrizione anche nel 2005 e sarebbe irriconoscente privarlo del giusto premio ai suoi risultati: la vita, però, è ingiusta e difficilmente Vitali potrà trovare uno strapuntino a via Arenula a questo giro. Stanno in silenzio, invece, molti altri speranzosi d'ascesa: dice infatti la vox populi del Transatlantico che ormai non c'è più solo la Lega con cui fare i conti, ma anche il blocco "terrone" dei responsabili che, giustamente, non si perde in pubbliche parole. Ancora non sa se riuscirà a farsi un po'di governo, e in che ministero, Aurelio Misiti, deputato parabolico partito da Italia dei Valori, transitato per l'Mpa e infine approdato al voto di fiducia al governo per non far precipitare il paese nel baratro e anche per via di certe"incomprensioni" con Raffaele Lombardo. Attende positive nuove in qualunque direzione anche Bruno Cesario, statista campano eletto col Pd e adesso fondatore del Movimento di responsabilità nazionale con Scilipoti e Massimo Calearo, quest'ultimo in predicato addirittura di viceministero allo Sviluppo economico eo di delega al Commercio estero (per il primo dei due posti concorre anche Anna Maria Bernini, che dovrebbe ricevere dalle mani del capo nientemeno che la delega alle Telecomunicazioni). Tra i papabili figurano anche il buon Pionati, in qualità si presume di leader di Alleanza di centro, l'ex Fli Catia Polidori, indimenticata autrice di una straordinaria prestazione a sostegno del governo nel dì cruciale del 14 dicembre, come pure Elio Belcastro di Noi Sud. Un posticino, di sicuro, dovrebbe toccare anche a La Destra di Francesco Storace: il siciliano Nello Musumeci dovrebbe assurgere alla carica di sottosegretario alla Protezione civile. Tornando alla questione dei posti pesanti, quelli da ministro, il risiko ormai s'è fatto complicato davvero. La poltrona libera sarebbe quella delle Politiche comunitarie, ma tutti voglio invece l'Agricoltura, momentaneamente occupata da Giancarlo Galan: l'ex Doge potrebbe andare dunque al posto di Ronchi o anche sulla seggiola del dimissionario Sandro Bondi, per lasciare spazio al "rompighiaccio" Romano oppure a un leghista (Bricolo, Dozzo o Fogliato) che gestisca padanamente la faccenda delle quote latte. Solo che adesso gira voce che Bossi faccia casino solo per ottenere la presidenza dell'Enel, che però potrebbe servire anche per promuovere Galan, lasciando così liberi i Beni culturali per Paolino Bonaiuti, che li sogna da anni, e che a sua volta potrebbe lasciare spazio come portavoce di palazzo Chigi a Daniela Santanchè o Maria Vittoria Brambilla. In questo caso, peraltro, può essere pure che l'ex veltroniano Calearo diventi addirittura ministro. Di che? Ma delle Politiche Ue che tanto nessuno le vuole. La brutta notizia è che gira voce che Berlusconi voglia trattenere l'orgasmo del rimpasto fino a maggio e il nervosismo monta. Come cantava Rino Gaetano: "Onorevole, eccellenza cavaliere, senatore nobildonna, eminenza monsignore, vossia, cherie mon amour. Nun te reggae chiù".