Il consigliere Di Giovanni: «Non si può abbattere il muro di cinta del convento» «Nessuno tocchi il muro di cinta del convento dei Cappuccini». L'appello è del consigliere comunale di Sinistra ecologia e libertà, Ettore Di Giovanni, che riaccende i riflettori su un'opera pubblica che cambierà il volto di Acradina. Di Giovanni, infatti, accenna ai lavori che il Comune sta curando nella zona di largo Cappuccini, dopo la demolizione delle case abusive di via Puglia e la prima tranche di riqualificazione dell'area. Qui, secondo il progetto, sorgerà un belvedere da cui ammirare il panorama mozzafiato delle Latomie e proseguirà l'intervento di riassetto della viabilità. Progetto che prevede, sottolinea Di Giovanni, l'arretramento del muro di cinta. «Un'operazione - afferma Di Giovanni - su cui avevo chiesto lumi nei mesi scorsi senza, tuttavia, risposte a mio giudizio soddisfacenti. Ribadisco le ragioni che si oppongono allo "snaturamento" del monumento che è il Convento e la necessità di trovare altra soluzione ai problemi della viabilità riconsiderando in questo senso il progetto di sistemazione della circolazione veicolare nella zona in questione». Sul muro di cinta, il Comune aveva evidenziato che, secondo i documenti d'archivio, questo risalirebbe ai primi del Novecento. Ipotesi contestata da Di Giovanni che ha trovato testimonianze del muro in questione nell'opera scritta da Cavallari e Holm nel 1882. «Dunque prima della data indicata dal Comune - aggiunge il consigliere - e per questa ragione deduco che il muro, nei primi del secolo scorso, fosse stato oggetto di interventi che non ne alterarono il disegno originario. L'intervento progettato dal Comune, invece, cambierebbe oggi il perimetro secolare del muro, alterandone l'assetto storico oltre che comportare l'"alienazione" di parte dell'area attualmente facente parte del complesso del Convento, a favore del Comune che deve lì realizzare la nuova strada». Stando così le cose, secondo l'articolo 56 del Codice dei Beni culturali, la modifica del muro richiede una preventiva autorizzazione dell'assessorato regionale. Per questo la richiesta di Di Giovanni è oggi indirizzata alla soprintendenza che dovrà valutare l'ipotesi di demolizione del muro di cinta. Il consigliere chiede una rivisitazione del progetto delle opere viarie senza intaccare l'assetto secolare del complesso. La chiesa dedicata alla Madonna dei Pericoli, ultimata nel 1583, custodisce anche le catacombe e si affaccia su uno spazio recintato, ricavato dall'antico fossato di protezione, sorto per difendersi dalle incursioni piratesche. Col passare dei secoli il fabbricato del convento ha subito molte vicissitudini: è stato adibito a sifilicomio, asilo di malati di mente, stazione dei doganieri e anche osteria. La facciata è caratterizzata dal portale in pietra locale e dalla lapide con epigramma inneggiante alla Madonna dei Pericoli ed è sormontato dalla meridiana. Isabella di bartolo 05032011