Il recupero dell'edificio di via Divisi è una realtà. Saranno ripristinati il loggiato e la fontana La dimora fu edificata in tarda età manieristica dal principe di Mezzojuso conosciuto col nome di Blasco. Di origine laziale, il primo ad arrivare a Palermo fu un certo Gaspare, un mercante di panni Il recupero di palazzo Corvino di via Divisi è una realtà. Con molti sacrifici economici dei condomini si è potuto realizzare un restauro conservativo. Nella corte interna vi si trova un bellissimo loggiato e una fontana in pietra Billiemi. La dimora edificata in tarda età manieristica da Giovannello Corvino, principe di Mezzojuso. Era, però, più conosciuto col nome di Blasco e aveva sposato Petronilla Valguarnera. I Corvino erano di origine laziale e il primo ad arrivare a Palermo fu un certo Gaspare, un mercante di panni che riuscì in poco tempo ad espandere la propria attività in tutta l'isola. Gaspare ebbe come prima abitazione una struttura in affitto nel feudo Gurdiebbi, che apparteneva all'arcivescovado di Monreale. Successivamente acquistò i feudi di Mezzojuso. Alla sua morte lasciò tutto in eredità al suo unico figlio, Giovannello. Palermo a quell'epoca viveva una frizzante stagione di movimento commerciale. Tra la Cala e il Molo attraccavano galere di forestieri che scaricavano merci di vario tipo e allo stesso tempo caricano grano. I quartieri di maggiore commercio erano il Seralcadio e la Loggia dell'Argenteria Vecchia. La città viveva anche un momento ARTISTICO importante, grazie ai contributi di Vincenzo La Barbera, Giuseppe Albino detto il Sozzo, Paolo Bramè, Gaspare Bazzano detto lo Zoppo di Gangi. Nel Cinquecento le famiglie più in vista facevano a gara per accaparrarsi i migliori artisti per abbellire i propri palazzi. Quando Giovannello Corvino poté abitare nella dimora di via Divisi diede incarico al termitano Vincenzo La Barbera di dipingere una santa rappresentazione della Sacra Famiglia. Il dipinto venne collocato nella sua stanza da letto. Nel 1673 Blasco, nipote di Giovannello, si spense e lasciò la proprietà al figlio Giuseppe, anche lui capitano di Giustizia e deputato del Regno, che sposò Violante Migliaccio. L'edificio venne ristrutturato e il progetto affidato a Giuseppe D'Amato. Col terremoto del 1726 la dimora subì notevoli danni e per un lungo periodo fu abbandonata. A rimettere in sesto il palazzo di via Divisi ci pensò, nella seconda metà del Settecento, il principe Domenico Filangeri di Linguaglossa, che chiamò al suo servizio gli artisti Ricciardi, Nobile e La Bua. Ma non riuscì mai ad abitare la casa di via Divisi. Così cedette la costruzione in enfiteusi al monastero del SS. Salvatore. Sul finire del Settecento si registrò un'altra opera di ristrutturazione affidata a Giuseppe Venanzio Marvuglia. L'intervento, specialmente all'interno, resta pienamente documentato nel cortile e nell'arioso scalone, mentre all'esterno risulta accentrato nel portale d'ingresso. Nel 1811 il palazzo venne dato in affitto a Giuseppa Tamajo, vedova del principe Bonanno. In quel periodo sbarcava a Palermo Lord Bentinck, uomo di idee liberali, deciso ed energico, metà militare e l'altra metà diplomatico. Bentinck portava da Londra a re Ferdinando una serie di proposte per risolvere la crisi siciliana. Ma nella nostra isola non ebbe vita facile. Con Maria Carolina ebbe scontri drammatici. All'accusa di segrete intese col nemico francese, la regina rispose sdegnata d'essere la padrona del Regno e lui soltanto un graduato mandato a far inchini. E in tutto questo marasma la vedova del principe Bonanno organizzava ricevimenti e feste da ballo. Alle sue serate partecipava la nobiltà più in vista di Palermo. Tutti potevano ammirare mobili modellati secondo le forme settecentesche provenienti dalla reggia di Versailles. Creazioni dello stile rococò sviluppatosi a partire dagli anni Trenta del Settecento in Francia e subito diffuso in tutta Europa. 05032011