I privati al Tar: il Comune paghi i danni Il dietrofront sul parcheggio dopo anni di stop finirà al tribunale amministrativo Il risarcimento per gli interventi già svolti e per i guadagni persi con labbandono dellopera iniziata nel lontano 2005 La giunta vuole tutelarsi chiedendo una penale Nel frattempo è paralisi sulla riqualificazione della zona Era il 30 aprile dellanno scorso quando il sindaco Moratti partecipò personalmente alla restituzione dellarea di cantiere della Darsena da parte della concessionaria. Il Comune, dopo mesi di polemiche, aveva deciso di rinunciare al parcheggio sotto lacqua dei Navigli per ripristinare lantico porto di Milano, come da anni chiedevano i residenti. Un beau geste che ora potrebbe costare a Palazzo Marino la bellezza di 9 milioni di euro. Sono questi infatti i soldi che Progetto Darsena - la cordata di imprenditori che aspetta dal 2005 di realizzare tre piani di box in piazza XXIV Maggio - chiede al Comune per aver revocato la concessione: 6,5 milioni di euro come risarcimento spese per i lavori svolti in questi anni e 2,3 milioni come mancati utili. La cifra è indicata alla fine di un lungo memoriale che ieri la concessionaria ha consegnato ai giudici del Tar: oltre cinquanta pagine per ricostruire passo passo lannosa vicenda in cui i privati sottolineano che, a venire meno agli accordi presi nel 2004, è stato il Comune. Ma anche che, se il sindaco avesse deciso di interrompere prima i lavori, le sarebbe costato molto meno. Ora spetterà ai giudici del Tar decidere. La prossima udienza non è ancora stata fissata e, a questo punto, i privati sperano in una data prima delle elezioni. Convinti di avere ragione - già il Consiglio di Stato diede torto al Comune lo scorso dicembre - , Progetto Darsena vuole chiudere la partita al più presto possibile. Sia per incassare quello che ritiene essere «un risarcimento dovuto», sia per sfruttare al massimo la potenziale visibilità del momento elettorale. Una vittoria dei privati a ridosso del voto, infatti, metterebbe in difficoltà il sindaco che, quel 30 aprile, approfittò del «grande evento» - come lo definì la Moratti - per farsi paladina dellambiente e promettere una riqualificazione lampo, con tanto di ritorno dellacqua. Promessa che mantenne solo a metà. I lavori di ripristino dellarea sono stati realizzati solo in parte, con un po di prato, dei lampioni e qualche panchina. Una striscia di verde per i cittadini, che si affaccia su una palude di sterpaglie e fango. A fermare lintervento del Comune è stata una sentenza del Consiglio di Stato che, lo scorso dicembre, ha congelato la questione sostenendo che la decisione del sindaco di stracciare il contratto firmato con la società è illegittima. Una doccia fredda per Palazzo Marino, convinto di procedere spedito verso un progetto di ristrutturazione di tutta la zona. Ma anche unoccasione per arrivare a un accordo fra le parti che non includesse anche i giudici amministrativi. Ipotesi non percorsa, visto che poche settimane dopo Progetto Darsena ha presentato un nuovo ricorso al Tar. Ed è proprio per questo procedimento che ieri è stato presentato il conto. La vicenda risale ai tempi dellex sindaco Albertini che, nel 2001, inserì la Darsena nel piano dei parcheggi insieme a Piazza SantAmbrogio, un altro indirizzo che ha sollevato una marea di polemiche, per risolvere il problema della sosta selvaggia sui Navigli. Da allora tutto è andato storto. Il primo intoppo furono gli scavi archeologici che riportarono alla luce un resto di Mura spagnole e un reperto ligneo di pregio. La Sovrintendenza disse che il progetto andava rivisto: la società doveva ridurre larea di intervento. Ecco allora che i due piani divennero tre. Intanto erano passati due anni dalla firma della convenzione e, nel 2006, Progetto Darsena chiese di inserire anche 300 box per residenti, unico modo per rendere lintervento economicamente sostenibile. Ed è proprio su quei posti in più che il progetto si arena. La parola data da Albertini - almeno così sostengono i privati - non si trasformò in alcuna delibera della giunta Moratti e i tecnici del Comune bocciarono tutti i piani di riequilibrio presentati dalla società, dicendo che erano inaccettabili. Fino alla decisione di revocare la concessione. Da quel giorno la questione è passata nelle mani degli avvocati: prima il Tar che ha dato ragione al Comune, poi il Consiglio di Stato che invece gli ha dato torto. Ora un nuovo ricorso al Tar dovrebbe portare alla soluzione finale. Il parcheggio non si farà più, questo ormai è certo, ma bisogna vedere chi dovrà pagare e quanto, perché anche il Comune, a sua volta, chiederà il risarcimento dei danni.
MILANO - URBANISTICA. Il buco della Darsena presenta un conto da 9 milioni di euro
Il Comune di Milano pagherà 9 milioni di euro a Progetto Darsena, la società che ha realizzato i lavori di ripristino della Darsena, per aver revocato la concessione. La cifra è indicata nella memoriale consegnata ai giudici del Tar. I privati chiedono il risarcimento per gli interventi già svolti e per i guadagni persi con l'abbandono dellopera iniziata nel 2005. La giunta vuole tutelarsi chiedendo una penale. Il parcheggio non si farà più, ma bisogna vedere chi dovrà pagare e quanto. Il Comune ha già realizzato solo in parte i lavori di ripristino dellarea.
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