Ha guidato i beni artistici, ha insegnato al Dams, è uno storico e un critico dellarte, accademico dei Lincei e molto altro ancora. Bologna potrebbe davvero dedicargli una mostra Farne una cosa divertente. Sì, una cosa. Popolare e colta. In tempi di marketing e bla bla su Bologna decaduta e da rilanciare, forse basterebbe ripartire da Emiliani. Pier Luigi Cervellati, deputato a rendergli omaggio per lArchiginnasio doro e i settantanni, lo paragonò con un guizzo ironico a Karl W. Von Humboldt, che ideò luniversità moderna. Emiliani è i Beni Culturali, ancor prima del suo libro per Einaudi in cui nel 1975 fissò le linee. Ed è molto altro ancora. Cliccando sul web, "nato" e "morto" si riferiscono per fortuna agli artisti di cui si è occupato, alle mostre che ha organizzato: da Federico Barrocci di cui è il massimo esperto al mondo a Raffaello, ai Carracci - suo lexpertise sui restauri di Palazzo Fava - a Guido Reni, a Crespi, Cresci, tutti i bolognesi, ma anche Renato Bruscaglia, Giorgio Pesci, Simon da Pesaro. Fino a Luciano De Vita, lamico con cui si presentava a casa di Checco Berti Arnoaldi Veli, insieme a Leone Pancaldi dalla barba luciferina e il cuore buonissimo che fece la Galleria dArte Moderna e sperava di vederla finire in altro modo. Cera Cesare Gnudi, ogni tanto. E persino Francesco Arcangeli. I maestri di Emiliani, dopo la laurea con Roberto Longhi. Se ne venivano dallo studio di Giorgio Morandi, barricato nella sua via Fondazza. E una Bologna che non andrebbe ricordata ma pensata per il futuro. Mai comunista, qua e là socialista, mai di potere, come Emiliani formatosi sui libri di Carlo Cattaneo, riformista eppur rivoluzionario di un Risorgimento intransigente e pragmatico e mai praticato, come Carlo Maria Badini che guidava il Comunale (addio Ada, sua moglie, andatasene in questi giorni), laica. Emiliani è stato dopo Gnudi soprintendente per il patrimonio storico e artistico dellEmilia Romagna, direttore della Pinacoteca di Bologna (dormiva nella soffitta quando lo assunsero come ragazzo di bottega), ha insegnato quando il Dams era un evento mondiale. E storico e critico dellarte. E accademico dei Lincei. E presidente dellAccademia clementina di Bologna, membro di diverse altre, dalla romana San Luca allAccademia Raffaello di Urbino, la città dove si è lasciato dietro amici come Paolo Volponi, che credeva nei padroni buoni tipo Olivetti, nella letteratura e persino nel Pci. Ha inventato lIstituto dei Beni Culturali, Cesare Zavattini che saltava di gioia alla presentazione al Comunale, con musiche della Traviata. Viene da Predappio, come suo fratello Vittorio, il direttore del Messagero che sul paese del Duce scrisse un bel libro. Con linguaggio (forse) attuale Andrea Emiliani può essere un colossale organizzatore culturale. Colto, immaginifico, creativo, divertente, capace di inventare e vendere. La sua «tutela globale» è la negazione del «museo chiuso». Pianificatore. Urbanista, con limpegno civile inteso quale stretto rapporto fra il dare e il ricevere di una città. Lezione dimenticata, come un centro storico che ci invidiavano e su cui Emiliani fece una mostra con le foto di Paolo Monti. Mille amministrazioni fa.
BOLOGNA - tutta l'arte negli 80 anni di Emiliani
Andrea Emiliani è stato un storico, critico dell'arte, accademico e organizzatore culturale. È stato deputato e ha lavorato per la tutela dei beni culturali. Ha fondato l'Istituto dei Beni Culturali e ha organizzato mostre su artisti come Federico Barrocci, Raffaello e Guido Reni. È stato direttore della Pinacoteca di Bologna e ha insegnato al Dams. È stato anche presidente dell'Accademia clementina di Bologna e membro di altre accademie. È stato un urbanista e ha lavorato per la pianificazione culturale e civile di Bologna. È stato un collettore di artisti e ha creato mostre su di loro.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo