Antonio Paolucci, studioso e critico d'arte, soprintendente al polo museale fiorentino, nel commentare la proposta di legge di Gabriella Carlucci e di altri parlamentari forzisti che vorrebbero «far emergere», pagando (poco) s'intende, i beni archeologici di provenienza clandestina, la butta sull'ironico: «Cosa vuole, non tutti i nostri parlamentari sono dei Pericle e a volte, in buona fede, possono esserci anche uscite come quella del condono archeologico». Ma se Paolucci crede che la faccenda, dopo il niet del ministro dei beni culturali Giuliano Urbani, sia ormai finita qui, Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, l'uomo che ha fatto scoppiare il caso denunciandolo sulla stampa, non si sente affatto tranquillo: «Se mi rallegro col ministro Urbani per le sue dichiarazioni non faccio altrettanto con l'onorevole Carlucci che, nonostante le critiche giunte anche dal sottosegretario Vargas, ha detto chiaro e tondo che vuole andare avanti lo stesso. Tutto sarà davvero finito», mette le mani avanti, «solo quando l'emendamento sarà ritirato o respinto dal Parlamento». Settis, che ha coniato la cruda definizione di "condono per i tombaroli", non si nasconde i rischi che arriverebbero a cascata se le insistenze legislative della ex showgirl passata alla politica venissero accolte: «Se va in porto una cosa del genere, il nostro Paese più che un mercatino diventerebbe il bazar mondiale dei beni archeologici che ognuno dichiarerebbe di aver trovato scavando nel giardino di casa». Già, ma che cosa può aver spinto Carlucci C. a proporre l'emendamento? Paolucci pensa a un'uscita improvvida, in buona fede, di qualche parlamentare in cerca di altri fondi per il bilancio in rosso dello Stato: «Sapesse quante volte mi son sentito ripetere la proposta di vendere i quadri che teniamo nei depositi dei musei!». Il direttore della Normale, invece, ci vede qualcosa di preordinato, quasi una precisa regìa: «Non si tratta di un'uscita estemporanea, la Carlucci aveva presentato una proposta simile già a luglio». E a conferma della sua teoria Settis osserva: «Una legge simile serve solo a chi ha in casa materiale di provenienza perlomeno dubbia o decisamente illecita. Questo perché esiste un mercato legale di questi oggetti artistici, e quindi chi ha materiale regolare non ne ha certo bisogno. È quello che ho detto anche alla Bbc che mi chiedeva a chi giovasse una simile iniziativa: gli echi di questa faccenda erano già arrivata a Londra». Su quelli che potrebbero essere i rischi qualora la proposta diventasse legge, Paolucci e Settis concordano: «Oltre a farci ridere dietro da tutto il mondo si legittimerebbe un mercato illegale che in certe regioni d'Italia, come Lazio, Puglia e Calabria, si svolge già quasi alla luce del sole», spiega il soprintendente. Senza rinunciare a una battuta: «Qui a furia di sanatorie si potranno condonare anche le bugie alle mogli...». A Settis, invece, torna in mente il ministro dell'economia Siniscalco che assicurava come quello edilizio sarebbe stato l'ultimo condono: «E questo, allora, che cos'è? Almeno si mettano d'accordo tra loro». Il rischio, insomma, è che, condono dopo condono, vengano sconfessate le norme e le leggi che tutelano il nostro patrimonio artistico e archeologico che, accusa Settis, è sempre stato a rischio. In più, quello che viene presentato come un rimedio potrebbe rivelarsi peggiore del male. Argomenta il direttore della Normale: «Secondo chi propone questa legge, la sanatoria si renderebbe necessaria perché qualcuno viola lo stesso le regole. Ma ragionando così si potrebbe arrivare a depenalizzare l'omicidio perché, nonostante sia punito dalla legge, qualcuno uccide lo stesso. Quell'emendamento è una vera e propria licenza di uccidere. E la vittima è il nostro patrimonio archeologico».
Settis e Paolucci: un regalo ai ladri dei nostri tesori archeologici
Antonio Paolucci, studioso e critico d'arte, ha commentato la proposta di legge di Gabriella Carlucci e altri parlamentari che vorrebbero far emergere i beni archeologici di provenienza clandestina, pagando un po'. Paolucci ha detto che non tutti i parlamentari sono dei Pericle e che la proposta è un'uscita estemporanea. Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, ha espresso le sue preoccupazioni sulla proposta, che potrebbe legittimare un mercato illegale di beni archeologici. Settis ha definito la proposta come "condono per i tombaroli" e ha sottolineato che potrebbe rivelarsi peggiore del male.
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